Recensioni

Santana – Santana IV

Santana – Santana IV

Ecco, la speranza è che questo lavoro rappresenti l’inizio di una nuova collaborazione proficua; questo perché Santana ha bisogno di uscire dal campetto commerciale nel quale si era confinato negli ultimi anni e ritrovare, come qui in parte già accade, quel sapore ancestrale per la chitarra rock che tanto fece innamorare quando esordì sul palcoscenico del rock mondiale.

John Carpenter – Lost Themes II

John Carpenter – Lost Themes II

Difficile non edificare mondi, seppur mentali, durante brani come: “Distant Dream”, “White Pulse” o “Persia Rising”. Un sound acuminato, diretto, ma che sembra in certi passaggi privo di quegli scossoni capaci di ricollegare immediatamente l’ascoltatore alle dinamiche, all’urgenza dell’opera di Carpenter.

Charles Bradley – Changes

Charles Bradley – Changes

Questa terza prova conferma Charles Bradley come un novello James Brown catapultato ai giorni nostri direttamente dal boom della musica nera degli anni sessanta. Eccolo allora farsi largo con classe cristallina e suono di pregio attraverso le generazioni, sicuro della propria cifra stilistica. Un sound così caldo, immediato, destinato a durare tra le mura portanti della musica contemporanea.

Niagara – Hyperocean

Niagara – Hyperocean

Nel nostro oceano critico sono ormai tre anni che discutiamo dei Niagara, senza mai santificarli, o senza farne baluardi dell’elettronica (o post-elettronica) italiana. Forse non era ancora arrivato il momento. Oggi cosa possiamo dire?

Donald Thompson – III

Donald Thompson – III

Il quartetto propone un agglomerato altamente infiammabile di Punk’n’roll à la New Bomb Turks, debitore tanto dei Social Distortion – “Take It Anymore” – quanto di un certo Garage Rock nordico – “Leave Me Alone”. Un contesto in cui non è difficile scorgere la figura di un Frankenstein (Elettrico) fare capolino dalle chitarre abrasive – “Sell Your Soul”.

Blood Ceremony – Lord Of Misrule

Blood Ceremony – Lord Of Misrule

In tutta la sua durata “Lord Of Misrule” dimostra una solidità d’insieme invidiabile di questi tempi, impreziosita dall’innata capacità di abbandonare il fil rouge (anche solo per un attimo), lasciandosi dolcemente ammaliare dal Flower Power – “Flower Phantoms” – o dall’Hard Blues di “Old Fires”, senza perdere mai di vista l’insieme. Imperdibile.

Pugni nei reni – Bello ma i primi dischi erano meglio

Pugni nei reni – Bello ma i primi dischi erano meglio

Non sorgono dubbi nell’osservare quanto il disco sia suonato bene, quanto il duo sappia fare musica partendo dal Blues, e arricchendo il tutto senza dimenticarsi di mantenere una certa orecchiabilità. “Bello ma i primi dischi erano meglio” è un album coraggioso, forse disordinato, scombussolato ma musicalmente apprezzabile come un disco d’esordio dovrebbe essere.

Istvan – S/t

Istvan – S/t

La stella polare rimangono però i Kyuss: qui trattati con inedita eleganza – Mire. Tutto ammantato da un’estetica che ricorda le cose migliori dei grandi Dead Meadow, e messo a vostra disposizione dalla Bronson Recordings in uno stupendo vestito vinilico verde.

Pere Ubu – Elitism For The People (1975-78)

Pere Ubu – Elitism For The People (1975-78)

L’ondata New Wave in cui i nostri vengono inclusi, aveva sicuramente ben care e chiare alcune delle sensazioni e delle tematiche espresse dai Pere Ubu, ma bisogna affermare con viva convinzione l’assoluta unicità di questa band, quindi, perché privarsi di The Modern Dance, Dub Housing, The Hearpen Singles e persino del live d’annata Manhattan? Per giunta in questa qualità? Non c’è motivo credetemi, so per certo che già ne siete consapevoli.

Jambox – Spleen

Jambox – Spleen

Questo “Spleen” è un lavoro dal background robusto. Nonostante abbiano soltanto 18 anni i Jambox sembrano avere già le idee ben chiare su quale sia il progetto da costruire, mostrando una convinzione fuori dal comune. Gli elementi per riscuotere pareri positivi ci sono tutti, l’esperienza potrà fornire ulteriori possibilità di modellare un suono ancora più “personale”.

I Me Mine – I Me Mine

I Me Mine – I Me Mine

Una rivisitazione che implementa la psichedelia dei sixties con indomito spirito Garage-Rock ed incursioni elettroniche. Syd Barrett che incontra Alex di Arancia Meccanica, percussioni impazzite che flirtano con beat elettronici senza le dovute protezioni.

Deftones – Gore

Deftones – Gore

“Gore” è un album evocativo, con un titolo che è simbolo vibrante della sublimazione dell’arte stessa. È un flusso di migrazione sonora, ben delineato dai fenicotteri dell’artwork, appagante e libero. È un’avventura musicale che il tempo non placa e arresta, scovando i suoi demoni e continuando a sanguinare di note.

Soulwax – Belgica OST

Soulwax – Belgica OST

Belgica sviluppa una omogeneità tutta sua. Le facce diverse narrano una medesima storia e la mano dei Soulwax emerge aldilà del desiderio di celarla. Curiosamente, il bello di questo disco che insiste tanto sull’eterogeneità e il travestimento è che, alla fine, gli autori non ce la fanno a nascondersi del tutto.