Recensioni

Turin Brakes – Lost Property

Turin Brakes – Lost Property

Quando la title track si dispiega nella sua semplicità di malinconia e ascensioni solenni, il piacere che si prova è di nuovo quello lì che conosciamo. E dunque nello scrivere questo preciso tipo di canzoni i Turin Brakes riescono ancora a dire qualcosa. Io non credo, ma magari Bowie voleva rifare Hunky Dory a oltranza tutta la vita e non gli veniva.

Hard Action – Sinister Vibes

Hard Action – Sinister Vibes

Una potenza di fuoco che esplode fin da subito dalle chitarre — à la Nick Royale — dell’opener “Dead Dogs”: roba che clamorosamente non avrebbe sfigurato nel secondo lavoro dei paladini Svedesi di genere (Hellacopters ovviamente), “Payn’ The Dues”

Vivienne The Witch – Shadowbox

Vivienne The Witch – Shadowbox

Una passione, quella per il trittico: Hole, Babes In Toyland, L7, indissolubile. Qualcosa che permea totalmente questo Shadowbox, che si tinge talvolta imprevedibilmente di echi à la Alice In Chains — A Sparkling Explosion / Time — e Nirvana — Black Dog —, adoperando un canovaccio di matrice segnatamente più Pop.

The Smiths – The Smiths

The Smiths – The Smiths

Bastano pochi secondi per naufragare nel dolcissimo mare degli Smiths, in assoluta solitudine, accompagnati dai soffici e intricati fraseggi di Marr, e dalle parole di Morrissey, che intinge il suo pennino nell’inchiostro di vite ordinarie, di pozzanghere periferiche, raccontandoci storie di comuni mortali, ormai divenute immortali. Grazie alla sua voce.

Ty Segall – Emotional Mugger

Ty Segall – Emotional Mugger

Tanto bravo e fulminante con i Fuzz — l’Ultimo “II” del 2015 è andato dritto nella mia playlist di fine anno — quanto inutile, scontato e noioso nelle sue produzioni da solista. Un consiglio potrebbe essere quello di sedare questa bulimia compositiva, allungando i tempi d’uscita. Da evitare con cura.

Dade City Days – “VHS”

Dade City Days – “VHS”

Ad ogni modo, più che in un film di Tim Burton, questi ragazzi venuti da Bologna, con la loro musica, sembrano trasportarci fra le mura di un film di Gregg Araki. Preferibilmente nella Los Angeles di “Nowhere”, o negli incubi alieni di “Mysterious Skin”, lì dove riecheggiano le note dei Lush, dei Catherine Wheel, e naturalmente degli Slowdive.

Brothers in Law – Raise

Brothers in Law – Raise

Con Raise i Brothers in Law hanno confermato e superato le qualità espresse nell’album d’esordio. Puntando su sonorità che lambiscono l’indie rock, il noise pop e l’elettronica: edificando un panorama ancora poco esplorato in Italia.

Ropoporose – Elephant Love

Ropoporose – Elephant Love

Riuscendo a conciliare istantanee sdolcinate con l’irregolare fascino di chitarre più incisive, seppur in modo acerbo e primordiale, la vivacità ritmica di Pauline (Popo) e del fratello Romain (Ro) rende Elephant Love un piacevole viaggio sonoro.

I Cani – Aurora

I Cani – Aurora

Innegabile il salto di qualità in termini di produzione. Come anche innegabile è il coraggio dell’autore di sganciarsi del tutto dallo stile, a metà fra il synth-pop casalingo e il punk, che l’ha portato al successo. Peccato che a latitare sia la materia narrativa.