Lamb – 5
L’imperfettibilità dell’insieme è incoraggiante, non resta che ringraziare il Dio delle Reunion che, evidentemente, ogni tanto ci prende.
L’imperfettibilità dell’insieme è incoraggiante, non resta che ringraziare il Dio delle Reunion che, evidentemente, ogni tanto ci prende.
Che la caducità da floorfiller lasci spazio alla solidità degna di un gruppo che sopravvive a più di due primavere…
Non c’è un vero momento di energica esplosione purtroppo in questo lavoro, ma il fatto di essere così asettiche nell’interpretazione alla fine non guasta, ma aggiunge quello strano effetto che tiene viva l’attenzione dell’ascoltatore.
Il sospetto è che dietro una posa da autore sensibile e solitario si nasconda un entertainer da pianobar altrettanto valido
Non si limita a scorrere in discesa questo Salon des Amatuers ma si affida alla spinta pulsante di un cuore.
Un album che se ascoltato, scordandoci di cosa sono stati i The Feelies, diventa un disco da ascoltare e ri-ascoltare più volte. Malizioso e giocoso come pochi.
Un disco da ripassare almeno due o tre volte, poi va giù come una bibita fresca d’estate e che ti lascia una voglia matta di vederli dal vivo e fare yo-yo con le loro storie d’aria.
E c’è che, alla fine della fiera, non riesco a non essere affascinato da questo strambo e ben riuscito lavoro di accostamento di tasselli musicali coerenti quanto audaci.
Un disco discreto e riservato la cui trama di foglie dorate così meticolosamente intessute cadrà probabilmente d’inverno sotto il peso della neve…
La tentazione del recensore potrebbe essere quella di snocciolare le infinite influenze che possono lasciare confusi, ma se ci si concede un ascolto meno malizioso si avrà evidenza di un lavoro sincero, pregno e vitalissimo
Potrei dire che è “a tratti gradevole”, ma c’è Katy Perry che fa tutto meglio di lei, e riesce ad eccitarmi in maniera non freudiana. E allora perché dovrei sceglierla?
I Little Dragon sono la frontiera synthpop del nordeuropa. Associandoli a Royksopp e Architecture in Helsinki gli si farebbe un torto.
Un’artista dal potenziale enorme e lo spirito da poetessa del soul, possiamo aspettarci davvero qualcosa di più, almeno per il futuro della nuova Jill Scott.
Il cuore che troviamo in copertina, in smoking, nel suo elegante bianco e nero, complesso, ritratto in tutti i suoi minimi dettagli organici, ma che manca di quel pizzico di sangue e di strafottenza in più
Tamer Animals è un lavoro certosino e meticoloso, un qualcosa di molto distante dal classico risveglio, un qualcosa di molto vicino alla speciale benedizione di un brivido culturale. Da avere incondizionatamente.