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Dead Witches: ecco il video di “Drawing Down the Moon”

Dead Witches: ecco il video di “Drawing Down the Moon”

Dei Dead Witches fanno parte, il batterista Mark Greening (Electric Wizard, With The Dead), la nostra Virginia Monti (Psychedelic Witchcraft) alla voce, il chitarrista Greg Elk ed il bassista Carl Geary. Vi abbiamo recentemente parlato del loro splendido Ouija uscito per Heavy Psych Sound, ed oggi vi proponiamo del primo estratto video del nuovo lavoro: “Drawing Down the Moon”. Il video è stato prodotto e diretto dalla band in compagnia di William J. Wallace e Josh Jones.

The Clamps – Blend, Shake, Swallow

The Clamps – Blend, Shake, Swallow

Immaginate la colonna perfetta per un viaggio alcolico in direzione Sjock Festival, e ci sarete molto vicini. Il tempo di aprire con un’intro acustica in salsa Stoner (“Barracuda”) e siamo già sul pezzo. “Liar” si presenta dapprima alla maniera dei Turbonegro, per stabilizzarsi sulle tonalità del sopracitato Supershitty To The Max! Lo stereo della macchina già frigge. Le teste si muovono dall’alto verso il basso, birra in mano, il resto lo fa l’adrenalina. C’è lo spirito di Lemmy Kilmister in “Must Destroy” e “Get Ready” mentre bisbiglia nell’orecchio le cose più sconce a Ruyter Suys (Nashville Pussy) beccandosi un rutto come risposta. Potenza Hard che incontra il Punk mentre il Blues li osserva sornioni: quello che volevate. Adesso l’avete.

Beaches Brew Festival 2017

Beaches Brew Festival 2017

Anche quest’anno torna il Beaches Brew con un cartellone di tutto rispetto. Infatti, l’edizione 2017 dell’ormai celeberrimo festival estivo presenta (come al solito) nomi di primissima fascia. Come se non bastasse, aggiungete una location marittima come quella dell’Hana-Bi ed il carattere gratuito della proposta ed avrete un appuntamento imperdibile per chiunque ami la musica.

Sepultura – Machine Messiah

Sepultura – Machine Messiah

Un album superiore “Machine Messiah” rispetto, ad esempio, all’ultimo debole “Repentless”. Un lavoro da mandare istantaneamente nella wantlist. Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2017 potrebbe essere l’anno giusto per la rinascita.

Gomma – Toska

Gomma – Toska

I Gomma ambiscono a tanto con questo esordio, magari inutilmente, vedremo. Le strutture dei brani nella seconda parte mostrano la corda. Servirà in futuro un po’ di lavoro per rendere più esaltante, più deflagrante, meno prevedibile la formula. Comunque potente.

Siete pronti per il Bay Fest 2017?

Siete pronti per il Bay Fest 2017?

Dopo aver assistito alla splendida prima data della manifestazione scorsa – di cui potete trovare il report qui –, quest’anno Rocklab ha deciso di collaborare con il Bay Fest 2017: evento imperdibile per ogni Punk Rocker che si rispetti. Questo il nostro articolo introduttivo.

Cloud Nothings – Life Without Sound

Cloud Nothings – Life Without Sound

Sembra di essere incastrati all’interno di recinzioni fin troppo strette. Con gli ultimi tre dischi i Cloud Nothings si sono definiti e ri-definiti. Concedendosi solo qualche passeggiata in quel luogo ameno che in realtà sembrerebbe essere il vestito che meglio indossano. Probabilmente sono pronti per realizzare il disco giusto, ma nel momento in cui rilasciano singoli come Modern Act dimostrano una certa precauzione nell’essere hardcore (o post tali) che risulta stucchevole anche al più intimo dei fan. Life Without Sound speriamo rappresenti l’intersezione di due insiemi, il secondo dei quali abbiamo appena cominciato a esplorare.

Regina Spektor coverizza “Blowin’ In The Wind” di Bob Dylan alla “Women’s March” di L.A

Regina Spektor coverizza “Blowin’ In The Wind” di Bob Dylan alla “Women’s March” di L.A

Sabato scorso, le piazze più importanti di tutto il mondo, sono state riempite dai manifestanti in opposizione alle politiche anti-femministe di Donald Trump. Ovviamente fra loro anche tanti musicisti come: le Sleater-Kinney e i The National a Washington, DC e Lily Allen a Londra. Certo che, se sul palco adibito dai manifestanti di Los Angeles sale Regina Spektor (rifugiata anche nella vita reale) le cose cambiano. Infatti, la famiglia della Spektor dovette emigrare dall’Unione Sovietica per sfuggire dilagante antisemitismo.