Recensioni

Sonic Jesus – Grace

Sonic Jesus – Grace

Non è così inusuale, specie dall’inizio del nuovo decennio, assistere ad un approccio stilistico trasversale da parte delle formazioni underground. Dal plauso unanime, che ha accolto i mutamenti compositivi di band come i The Horrors (solo un esempio) – passati dal Garage in stile Nuggets allo Shoegaze, per poi infilarsi di testa nelle derive Post-Punk – si è generata lentamente una convinzione poggiante sul concetto di “estetica universale”: uno e tutti, i generi – a seconda dell’ispirazione.

Tall Ships – Impressions

Tall Ships – Impressions

Quella dei Tall Ships è la storia d’innumerevoli band Indie Rock. Disco d’esordio di discreto successo, hype a manetta e pensi di avercela fatta, ma come spesso accade, il dimenticatoio è molto più vicino di quanto sembri. Un processo non irreversibile, dal quale il quartetto di Brighton si smarca con l’ultimo “Impressions”.

Angelo Sava – Miasmi

Angelo Sava – Miasmi

Se l’assenza della batteria da una parte lascia un senso d’incompiutezza, a metà fra il provino e la traccia rimasta a metà, dall’altra invece esalta lo stile dell’opera, il suo contrasto. L’ossimoro acustico che suggerisce: una tumultuosa staticità. Come del resto accadeva nel precedente “Addio Pimpa”. Qui però Angelo Sava sembra spostarsi di qualche grado verso brani dalla struttura più riconoscibile.

Temples – Volcano

Temples – Volcano

La fine dei vent’anni rappresenta uno spauracchio generazionale da tempi immemori; la crescita, non è mai a costo zero e l’invulnerabilità adolescenziale lentamente si dissolve sotto i colpi delle inevitabili responsabilità. Pace. La musica da questo sentire ne ha tratto forse le cose più belle, e i Temples seguono gli ormoni al pari della propria crescita come esseri umani e musicisti.

Mood – Out Loud

Mood – Out Loud

Francesco e Daniele, Chitarra e Batteria. Ventenni senza palco, e neppure impianto – volutamente. Così da abbattere quelle distanze utili ad una mitologia concertistica forse ormai sopravvalutata – anche se il “piedistallo” in sé continua a stimolare le credenze pagane di un presunto interloquire fra artisti e divinità: e che lo vogliate o no, a voi (e anche a me) continua a piacere. Del resto siamo tutti in cerca di verità. Lo sono anche questi due giovinotti di Finale Emilia (MO), solo che loro se la vanno a cercare in mezzo alla gente; attenzione però a non confondere la compassione di Cristiana memoria con gli intenti bellicosi dei Mood, perché la comunione potrebbe sfondarvi le orecchie.

Tanks and Tears – Aware

Tanks and Tears – Aware

A metà strada fra le linee malinconiche della Wave anni ’80 e l’irruenza del Grunge d’inizio ’90, emergono i Tanks and Tears, gruppo toscano che si proietta verso un approccio internazionale mediante l’utilizzo di graffianti sonorità Post-Punk dalle tinte Dark. Dopo il primo EP Know Yourself (marzo 2015), dagli spessi lineamenti nineties, con il nuovo lavoro la band manifesta una più marcata deriva Retro-Wave.

Josy & The Pony Vs The Poneymen – Hippodrone Club

Josy & The Pony Vs The Poneymen – Hippodrone Club

Belgio, teste di cavallo e party allucinogeni. Josette Ponette (in arte Josy & The Pony) incontra i The Poneyman – gente che suona con una maschera da cavallo –, con l’intento di gettare una coltre di erotico non-sense su tutta la Surf music; sarà quella mascherina da scambista che indossa Josette, sarà la lingua francese. Resta il fatto che il loro esordio “Hippodrone Club” si candida fin dal primo ascolto come colonna sonora perfetta per un tour delle abbazie – in Belgio, la birra, avete presente no? – con tappa serale in qualche che strip club (o abitazione, che fa molto Eyes Wide Shut) accompagnati dai migliori papponi di Anversa.

Paolo Benvegnù – H3+

Paolo Benvegnù – H3+

Avvicinarsi a un nuovo disco di Paolo Benvegnù implica quasi sempre la necessità di armarsi di una sana dose di paziente curiosità, abituati come siamo ad un mondo culturale sempre più semplificato e semplificante. Un mondo fatto di interazioni continue, dirette e (im)mediate rispetto a quello che un tempo era la prerogativa più importante della cultura: la mediazione fra la complessità dell’umano e la capacità di comprensione della stessa.

Sleaford Mods – English Tapas

Sleaford Mods – English Tapas

Dai, assaggia le tapas inglesi! Abbiamo uova sode, patatine, cetriolini e anche i montaditos britannici alla carne! Grottesco, vero? Abbastanza. La leggenda dice che Andrew Fearn (l’addetto “ai suoni” degli Sleaford Mods) abbia visto un menu più o meno di questo tenore sulla lavagna di un pub. Ecco, a quel punto non ha più avuto dubbi sul titolo da dare all’album. Grottesco, appunto. Questo è il senso di tutta la questione: le miserie della Gran Bretagna. Oggi più di prima.

Gazebo Penguins – Nebbia

Gazebo Penguins – Nebbia

Chi vedeva nei Gazebo Penguins una versione più facilona e zuccherosa dei FBYC (guarda caso usciti qualche giorno fa col nuovo lavoro) dovrà ricredersi. Alla luce di vari ascolti, il pensiero è che “Nebbia” sia un disco profondamente amaro e triste. Prima si è parlato di “capolavoro terminale” perché in qualche modo (con l’artwork, col titolo, con le sue canzoni) riassume definitivamente gli umori e pure gli stilemi di tutto un genere, forse di tutta una generazione.

Cheetah Chrome Motherfuckers – The Furious Era 1979-1987

Cheetah Chrome Motherfuckers – The Furious Era 1979-1987

Antonio e Syd si conobbero sui banchi di scuola. Oltre al fatto di cacciarsi spesso nei guai, li legava una grande passione per la musica Rock, la più selvaggia possibile. Dome arrivò dopo – grazie a Syd –, ed insieme decisero che sarebbe stato: Punk o morte – tanto la noia porta alle pere, almeno a fine anni settanta sembrava andare così. Il tempo di reclutare Vipera alla batteria – all’epoca tredicenne – e la macchina da guerra era pressoché pronta per il campo di battaglia.

Thee Fuzz Warr – Emporium & Overdose

Thee Fuzz Warr – Emporium & Overdose

John Dwyer degli Thee Oh Sees come nume tutelare – Thee Fuzz War Overload è infatti un pedale fuzz di sua invenzione –, ed un progetto capace di prendere la Garage music come pretesto per sperimentarci sopra di tutto. Un duo, Il Santo e Pinna, provenienti rispettivamente da Last Killers e Hormonauts che con questo Emporium & Overdose mettono a segno un concentrato di follia lo-fi da far invidia a certe produzioni della In The Red.

Grandaddy – Last Place

Grandaddy – Last Place

Non sembra siano passati undici anni dall’ultima uscita discografica dei Grandaddy, quel “Just Like The Fambly Cat” che si apriva con la frase: «What happened to the Fambly cat?». In molti si saranno fatti la stessa domanda riferendosi a loro, dovendosi poi “accontentare” di una reunion (2012) senza uscite discografiche. Tuttavia una decade non li ha cambiati. I Grandaddy riprendono il discorso da dove l’avevano lasciato, sebbene Last Place (3/03/2017, 30th Century Records) si avvicini maggiormente all’idea musicale proposta in Sumday (2003) piuttosto che quella più elaborata di Just Like The Fambly Cat, dettagli.

Carnero – Assalto

Carnero – Assalto

Assalto è il primo full length – dopo il “12 pollici omonimo del 2015 –, a firma Carnero. Un lavoro che consolida, soprattutto nella scrittura, l’estetica di un combo che si presenta fin da subito con un suono schiacciasassi e margini di crescita impressionanti. Il loro è un esordio che suona come una sveglia coscienziale nei confronti del popolo minuto, reo di far buon viso a cattivo gioco sistematicamente. Questo risulta lampante fin dall’opener “Città Nere”, specie se si prendono in analisi certe invettive che riportano alla mente quelle tematiche tanto care a mostri sacri come Negazione (“nei miei occhi spenti nel disagio dentro”) e Fluxus; “ignari di tutto, cosci di tutto schifosamente” fa inconsciamente il verso all’apertura dell’ultimo lavoro omonimo (2002) della band messa in piedi da Luca Pastore – l’indimenticabile “Nessuno Si Accorge Di Niente”.