Recensioni

Martingala – Realismo Magico Mediterraneo

Martingala – Realismo Magico Mediterraneo

Realismo Magico Mediterraneo” è un disco dolce, con alcuni sussulti sperimentali, ma che sa fermarsi prima della vertigine. A un passo dal delirio, a un passo dalla grande notte del prog made in italy (prego chiedere, fra i tanti, ai Pholas Dactylus). Canzoni mai banali. Arredate con quel tocco di vintage che può fare la differenza fra una galleria d’arte e un internet point.

Matteo Vallicelli – Primo

Matteo Vallicelli – Primo

Un’infanzia a contatto con i dipinti – il padre è insegnante di storia dell’arte –, poi nel 2013 il trasferimento a Berlino e la smania per il synth. Matteo Vallicelli è il batterista in sede live dei The Soft Moon , membro dei Death Index, nonché il primo italiano ad incidere per Capture Tracks. Ma andiamo per gradi, perché se alla fine arrivi ad aprire i concerti di Trentemoller un motivo c’è, eccome.

Iron Reagan – Crossover Ministry

Iron Reagan – Crossover Ministry

Oggi, con il terzo “Crossover Minisrty” gli Iron Reagan ci servono il frutto proibito. 18 tracce in 30 minuti che mettono a sedere tutta la scena mediante uno sfoggio (da bignami) impressionante di connubio stilistico. L’assunto tematico legato ad una necessaria evasione nichilista da un mondo alla deriva – che vede Donald Trump ai comandi dello schiacciasassi –, è la benzina con cui incendiare un canovaccio d’intuizioni incastonate ad hoc dai nostri.

Ryan Adams – Prisoner

Ryan Adams – Prisoner

Qui, Adams sembra sentirsi finalmente libero di proporsi e di proporre una creatività nuova. Pennellate d’artista e graffi felini, senza mai vergognarsi di qualche caduta inevitabile.”Prisoner” si presenta come un disco fresco e libero, che pesca a piene mani dalle radici alternative (quasi indie) del nostro, per poi mischiarsi ad una certa indolenza Post-Grunge americana degli anni novanta.

Nicolas Michaux – A la vie, à la mort

Nicolas Michaux – A la vie, à la mort

Le canzoni concepite in tale periodo di transizione e ricerca personale, cantate in inglese e francese, scorrono rilassate creando un’atmosfera omogenea molto intima. La piacevole commistione elettroacustica che ne consegue – “Nouveau Dèpart” o il curioso electropop di “Le Ciel” –, non fa mistero inoltre di una produzione cristallina. “A la vie, à la mort” è un album di “pop belga del 2016” – come dice scherzosamente lo stesso Michaux – trovandoci pienamente d’accordo. Musica e testi guardano ad una spontanea semplicità, sfuggendo soluzioni inutilmente astruse, come spesso accade.

The Clamps – Blend, Shake, Swallow

The Clamps – Blend, Shake, Swallow

Immaginate la colonna perfetta per un viaggio alcolico in direzione Sjock Festival, e ci sarete molto vicini. Il tempo di aprire con un’intro acustica in salsa Stoner (“Barracuda”) e siamo già sul pezzo. “Liar” si presenta dapprima alla maniera dei Turbonegro, per stabilizzarsi sulle tonalità del sopracitato Supershitty To The Max! Lo stereo della macchina già frigge. Le teste si muovono dall’alto verso il basso, birra in mano, il resto lo fa l’adrenalina. C’è lo spirito di Lemmy Kilmister in “Must Destroy” e “Get Ready” mentre bisbiglia nell’orecchio le cose più sconce a Ruyter Suys (Nashville Pussy) beccandosi un rutto come risposta. Potenza Hard che incontra il Punk mentre il Blues li osserva sornioni: quello che volevate. Adesso l’avete.

Dead Witches – Ouija

Dead Witches – Ouija

Ouija è un disco che apre un varco spazio-temporale su un mondo di tenebre sonore e di spiriti, su un universo acustico che una strega sembra aver portato in vita attraverso una sorta di comunicazione medianica. È come una seduta spiritica fatta di musica, scorrendo sulla Stige del suono.

Moon Duo – Occult Architecture Vol. 1

Moon Duo – Occult Architecture Vol. 1

Percorsi ondivaghi che non celano incursioni nell’elettronica minimalista e nel Post-Punk (“Crosstown Fade”), come in atmosfere grondanti gioventù sonica (“Creepin'”). Con l’incipit siamo dalle parti di certi Warlocks, qui dati in pasto a William e Jim Reid – Jesus And Mary Chain. Non mancano lunghe cavalcate sotto l’effetto di stupefacenti (“Cult Of Moloch”), né l’impianto Dark-Wave alla base di episodi come “Will Of The Devil”. Chiude la meravigliosa “White Rose”, ribadendo per l’ultima volta la natura stilistica (portante) dei nostri: quella che dalle percussioni di Klaus Dinger (Neu!) si spinge a ritroso verso la New York City dei grandiosi Velvet Underground.

Dome La Muerte E.X.P – Lazy Sunny Day

Dome La Muerte E.X.P – Lazy Sunny Day

Un’ode alla bellezza e a certa spiritualità dell’anima; quella capace di ricondurci all’io più profondo, nel tentativo di comprendere quale sia il nostro ruolo nel mondo e dunque perseguirlo con tenacia. La formazione degli E.X.P comprende Luca Valdambrini (organo, chitarra e cori), Emiliano Giuliani (batteria) e Alessandro Quaglierini (basso e cori). Saranno in tour a partire dal 4 Febbraio, il consiglio è quello di non perderli.

The Proper Ornaments – “Foxhole”

The Proper Ornaments – “Foxhole”

I Proper Ornaments non sono di certo l’unica band di questo filone Post-Revival e nemmeno la peggiore. Letto come atto di nostalgico amore “Foxhole” è un buon disco, ricco di atmosfere calde, che faranno la gioia di chi ama la comfort-zone; sebbene il viaggio votato alla ricerca della una propria identità rimanga ancora lungo per la band Londinese.

Sepultura – Machine Messiah

Sepultura – Machine Messiah

Un album superiore “Machine Messiah” rispetto, ad esempio, all’ultimo debole “Repentless”. Un lavoro da mandare istantaneamente nella wantlist. Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2017 potrebbe essere l’anno giusto per la rinascita.

Priests – Nothing Feels Natural

Priests – Nothing Feels Natural

Questo “Nothing Feels Natural” è il primo lavoro su lunga distanza della band, che fino ad ora si è sempre espressa mediante singoli ed Ep. Licenziato per la Sister Polygon Records – etichetta di proprietà della stessa band –, il lavoro ci riporta con la mente al periodo d’oro della musica di rottura Newyorkese, la No-Wave.