Recensioni

Jenny Hval – Blood Bitch

Jenny Hval – Blood Bitch

Jenny Hval non aveva mai suonato come i The Knife: l’intro di The Plague ricorda A Tooth For An Eye, dal capolavoro svedese Shaking The Habitual. Poi il brano cambia e raggiunge un livello di inquietudine pari a Frankie Teardrop, dopo un momento acquatico in stile Platfrom di Holly Herndon.

The Computers – Birth/Death

The Computers – Birth/Death

Possiamo considerare Birth/Death come il secondo album di “nuovi” The Computers, un lavoro capace di segnare un passo avanti rispetto al suo predecessore, manifestando una cura dei brani inedita a discapito dell’urgenza che li caratterizzò agli albori.

Banks – The Altar

Banks – The Altar

Banks funziona quando infila la melodia non banale e di meno quando è più prevedibilmente sofisticata. Come nel video laccato di “Gemini Feed” o in quello di “Fuck With Myself”, dove ostenta un’aria inquietante e sado maso. Tra i produttori e i collaboratori (più o meno gli stessi di Goddess) c’è ancora SOHN e si sente.

NAAT – NAAT

NAAT – NAAT

I NAAT conoscono e bene la musica che propongono, entusiasmandoci in un continuo ed interessante contrasto di parti che sfocia in certo Sludge Psichedelico-tribale in odore di “Isis”.

Joseph Parsons – The Field The Forest

Joseph Parsons – The Field The Forest

Genuinità, questa è la parola d’ordine nel mercato musicale odierno, specie quello nordamericano, ingrassato oramai da album eccessivamente post prodotti che snaturano il senso stesso dello scrivere una canzone. E non si può dunque non brindare all’esistenza di cantautori tanto capaci.

Bon Iver – 22, A Million

Bon Iver – 22, A Million

Per apprezzare in pieno quello che è 22, A Million servono decisamente diversi ascolti ed è
necessario calarsi in ogni sua direzione, in ogni effetto contenuto nei brani, in ogni strofa cantata
ed in ogni diversità che lo rende unico, ma altrettanto innovativo, un album che rispecchia
fedelmente il carattere della band statunitense.