Tiga – Non Stop
Certamente non bastano 70 minuti di buon mix per poter dire di essere tornati a grandi livelli. Per ora il dj canadese ha salvato la faccia. Ma lo aspettiamo al varco col prossimo album di inediti. Le buone premesse ci sono tutte.
Certamente non bastano 70 minuti di buon mix per poter dire di essere tornati a grandi livelli. Per ora il dj canadese ha salvato la faccia. Ma lo aspettiamo al varco col prossimo album di inediti. Le buone premesse ci sono tutte.
Come archeologi del Sixties sound i nostri selezionano, spolverano e ridestano ogni singolo riverbero, ogni jingle-jangle per giungere ad un’opera finita di sfavillante intensità. Anche questo è essere rock nell’era digitale, anzi soprattutto questo lo è.
Nel complesso la svolta è solo per metà portata a termine adeguatamente. Ci sono ancora troppi pezzi che non riescono a trovare il giusto respiro e che lasciano insoddisfatti
Nel nuovo materiale ci sono perle tipo Sheila in cui Memory Tapes costruisce una minisuite con il suo mezzo falsetto e con l’alternanza di elettronica un po’ epica e momenti più suonati e dilatatii: ciò che in sostanza aveva fatto la forza di Seek Magic.
Michael dice di essere già pronto con pezzi nuovi, vede la sua creatura come l’estensione del proprio pensiero, come qualcosa che gli procura estremo godimento. Faccia incazzata, cappello da cowboy e nessuna intenzione di suonar diverso da come suona nei propri sogni/incubi. Coerente e libero.
Sognante, ispirato, caparbio, Rover merita solo rispetto.
Il 2011 impietoso aveva celebrato i funerali di Justice e Digitalism, rimasti ancorati ad una scena ormai satura da anni. Ora tocca a Vitalic
I Balthazar vengono dal Belgio e dal 2004 hanno un obiettivo ben preciso: comporre la canzone pop perfetta
Bish Bosch è irriconducibile agli stereotipi di qualche genere specifico, ma rammenta la decostruzione teatrale, il gusto per lo psicodramma e l’istintivismo barbarico dei più grandi terroristi sonori della musica rock. Se cercavate un disco con cui “propiziare” l’apocalisse prossima ventura, magari sorseggiando un martini mentre il mondo collassa in slow motion, avete trovato pane (rancido) per i vostri denti.
Un album eclettico e sincero, coraggioso senza dubbio, ma di certo discontinuo e carente di coesione interna. Dolce nel sentimento ma cupo di fatto: prendono il sopravvento sfumature scure, forse preannunciate in sordina dall’ultima traccia di Attento a me stesso….
Melody’s Echo Chamber firma un disco pregevole, dalla carezzevole bellezza, sull’orma di un dream-pop di classe rivisitato con intuizioni e ispirazioni ampie
Cody Chesnutt ci ha messo ben dieci anni per presentarci nuovi brani e, quasi inutile a dirsi, le aspettative erano enormi, ma Landing On A Hundred non sembra riuscire a bissare il suo predecessore
Dodici cover e una voce fantastica che trasforma tutto in blues, ma mancano quelli che potremmo definire “Gli originali”. Può bastare? A voi la scelta.
Undici cover e due inediti in perfetto stile Thorn. Pop raffinato, d’autore, zero elettronica, anche gli aspetti folk trovano poco spazio, offuscati dall’ ingombrante struttura pop composta da pianoforte, dolci arpeggi di chitarra e l’intramontabile talento vocale di Tracey.
Quinto album in ben sedici anni, ci racconta una storia diversa. Nulla in queste tracce suona particolarmente contemporaneo, ma nulla rischia di invecchiare troppo in fretta, secondo la perduta arte del prendersi il proprio tempo.