Beautiful Lou – Sumone 2 B Young With
Sumone 2 B Young With è un collage di pezzi dalla qualità altalenante, fatto tanto di piccole gemme quanto di lavori trascurabili, ma, trattandosi di un regalo, si può chiudere un occhio
Sumone 2 B Young With è un collage di pezzi dalla qualità altalenante, fatto tanto di piccole gemme quanto di lavori trascurabili, ma, trattandosi di un regalo, si può chiudere un occhio
Indian Wells gioca con i sampler nello stesso modo in cui McEnroe maneggiava la racchetta. Buone notizie dall’italia.
Un disco, l’esordio dei Divine Fits, che sorprende per la varietà di sfumature inserite in un canovaccio ben definito, capace di dosare con sapienza ogni ispirazione, donandole in molti passaggi quella freschezza tanto agognata dalle band contemporanee.
Molti lo aspettavano con impazienza questo quarto album intitolato “Four”, forse per esorcizzare il precedente e bruttissimo Intimacy, ma anche qui il risultato non è per niente soddisfacente…
Sentirsi etichettati come “i nuovi Coldplay” per i più continuerà ad essere un complimento, ai meno suonerà come una condanna. C’era davvero bisogno di sovraccaricare questo disco d’esordio dei Clock Opera di tanta responsabilità?
La tessitura importante e la spazialità che, a detta del gruppo, Godrich ha contribuito a creare, arricchiscono e affinano l’opera degli Here We Go Magic
Tutto questo gioco di rimandi, stanno a dimostrare la grande capacità di Bischoff di sapersi adattare, o meglio, di saper uniformare la sua musica a stili tra i più distanti senza perdersi in giochi formali, ma puntando dritto alle emozioni.
Se non fosse per una certa attitudine ad adagiarsi sui canoni del genere, il nuovo disco dei Dark Time Sunshine sarebbe stata una release davvero memorabile.
Fin dal moniker -Violence + Violins- emerge il dualismo musicale di una band nata nella mecca del Noise-Rock (New York, ndr), ma capace di manifestare una certa inclinazione per quelle realtà rarefatte appartenenti al caleidoscopio Inglese. Assolutamente da tenere in considerazione per la top ten di fine anno.
Augurarsi che ad Out of the game corrisponda la volontà di uscire dal grande baraccone e abbracciare un più basso profilo può anche essere una pia illusione. Però è vero che è il primo lavoro di Rufus Wainwright in tanto tempo a non farsi ricordare per altro che non siano i pezzi in scaletta.
Nel nuovo lavoro Matthew Dear conferma di avere una mente brillante ed eclettica capace di svariare di genere in genere arrivando probabilmente alla tanto attesa maturità sonora
WIXIW è un disco che farà felici i fan del gruppo ma anche un ottimo compendio per i neofiti. Missione compiuta, ma a questo punto, la domanda è: “cosa si inventeranno la prossima volta?”
Gli Eagles canticchiavano “Quando chiami un posto paradiso, digli pure addio” e noi prendendo esempio da questi ci lasciamo alle spalle questo capitolo deludente dei The Walkmen.
Quasi quasi scappa da scrivere che il blues qui torna a esistere in altra forma, che lo spirito sopravvive alla carne eccetera, ma sarebbe una bugia: Blues Funeral è in tutto e per tutto un estremo saluto a una tradizione che fu. Ma, come si dice in questi casi, “gran bell’esequie”.
Con The Diver i Led Er Est, pur rincorrendo le linee guida di un passato già scritto, riescono tutto sommato a realizzare un album più eterogeneo rispetto agli esordi e più aperto verso nuove possibilità di contaminazione