Burt Bacharach – Roma @ Cavea Auditorium Musica (12-07-2015)
Sembrava di essere in uno di quei film con Michael Caine di fine anni sessanta. Così è Burt Bacharach, capace di dare significato e profondità anche agli aspetti più effimeri e leggeri.
Sembrava di essere in uno di quei film con Michael Caine di fine anni sessanta. Così è Burt Bacharach, capace di dare significato e profondità anche agli aspetti più effimeri e leggeri.
L’artista inglese, nonostante i sui 57 anni, ci ha regala circa un’ora e mezza (con due encore) di musica solida e raffinata, senza risparmiarsi, scatenandosi sul palco ed alternandosi sia al pianoforte che alla chitarra.
Noel si sta rivelando un artista dal talento senza confini, capace di restare fedele alla sua poetica musicale ma sempre con l’occhio rivolto alla contemporaneità delle nuove tendenze musicali.
La figura leggendaria del re della nuova soul non si concede che occasionalmente: erano passati all’incirca dieci anni dal suo ultimo concerto nel nostro caro Paese. Vediamo come è andata ieri sera, allora.
Questa è la nostra “porta aperta” sul mondo del Northside Festival. La nostra guida per un’esperienza ecosostenibile, musicalmente interessante, popolata
In tutti questi anni d’inattività – il loro esordio “Take These Flowers To Your Sister” risale infatti al 2006 – i
Attitudine e visual Stupito. Devo essere sincero: avevo delle perplessità sulla compatibilità tra lo spettacolo messo in scena dal duo
Attitudine e Visual Il Monk si sta davvero rivelando un gioiello nel panorama musicale romano. Un’accogliente giardino con palco e
Il report del concerto di Havah e Soft Moon presso l’Hana-Bi di Marina di Ravenna
Attitudine e visual Il Monk è un bel locale, possiede le carte in regola per sostituire il compianto Circolo Degli Artisti
Un tuffo in un passato non così lontano con gli Uzeda e gli Shellac al BlackOut di Roma
E’ davvero difficile, per chi non c’è stato, capire in quale tipo di clima si è immersi. Un’inquantificabile somma di disponibilità, cordialità, gentilezza e sorrisi da parte di tutti, che ancora, dopo le figure di merda decennali di stampo mondiale che fa l’Italia a causa della sua situazione politico-sociale, ci supportano, e che forse, mi auguro, abbiano capito quanto siamo inesorabilmente immersi dentro un infinito castello di Kafka dal quale difficilmente riusciremo ad uscire
Sicuramente l’occasione giusta per farsi una bella sudata, bersi una buona birra, e perdere la voce cantando a squarcia gola. Sapendo di esser stati fra amici, all’interno di una grande famiglia Punk ( quella dei Dwarves ) che non disdegna uno solo dei propri figli. Lo dimostra l’amore con il quale il duo Oliveri / Cafaro se ne stava antistante il locale a concerto finito: abbracciando tutti, ringraziando tutti. Il Punk è anche questo.
I Godflesh sul palco sono delle macchine da guerra dall’indole distante, lavorano sugli strumenti con precisione fredda senza disdegnare momenti d’intenso pathos ritmico. Il sound è tagliente, devastante e capace di penetrare tutti i sensi raggiungendo abissi inarrivabili.
Pur senza brillare, il collaudato mix caleidoscopico di alchimie graffianti ed emotive, riesce sapientemente ad allontanare gli incovenevoli stati di noia dall’eufemistica ritmica ‘a basso consumo energetico’, alternando le stravaganze sceniche alla poetica mistica e deliziando un pubblico che ripaga con assordanti battimani le funamboliche virate del suo genio creativo.