Dente – Io tra noi
Io tra noi di Dente è permeato di uno squisito candore retrò, enfatizzato dal non-sense sornione e contrapposto all’inchiostro più cinico.
Io tra noi di Dente è permeato di uno squisito candore retrò, enfatizzato dal non-sense sornione e contrapposto all’inchiostro più cinico.
Il flusso lineare delle composizioni riesce e montare un’opera discreta, che si equilibra nei suoi cambiamenti con strategia e razionalità.
Mancano le idee più violenti e creative a cui ci aveva abituato il duo, speriamo che sia un appiattimento momentaneo.
Suggeriamo a Bill di riascoltare le ipnosi cinematiche degli Hood e di imbracciare la chitarra, perché il talento nella scrittura è evidente ma andrebbe messo al servizio della forma canzone
Un disco che in fondo è un’affresco di libertà, azzeccato nelle dosi ed elegante nel passo, con una sana predisposizione a tenere compagnia e rinfrescare un volume alternativo non indifferente, del resto – scusandoci per il paragone azzardato – anche Cèzanne disse che le cose belle vivono soltanto se hanno volume, ed è verità. Il pop ancora è in buona salute.
Con le citazioni che avete letto fin ora non vi sarà difficile comprendere quanto questo lavoro,sia un piccolo gioiello di genere e di come l’incrocio di cui sopra sia pienamente riuscito, questa volta.
Vi assalirà il pensiero di uno stupendo disco alla portata di tutti, libero dalle proposte mediate, mediatiche e martellanti prigioniero solamente di un cappio di splendore grezzo, praticamente il confluire del suo cammino di ieri nel tempo delle musiche d’oggi. Damon Albarn, una ne fa, cento ne vince.
Menestrelli di poche parole, cani suburbani di docile indole, i Real Estate procedono in una radical(chic) esplorazione dell’America pop-rock delle origini
Plains of the Purple Buffalo è un album che percorre traiettorie uniche, un viaggio fatto di percezioni, una novella in musica di emozioni e visioni magniloquenti.
L’album contiene belle canzoni, testimonia una scena ed un filone stranamente durato più di 12mesi, e ha tutti i rumori al posto giusto.
Beiled è musica sognante e decadente, una soundtrack noir, un “vespro” tetro, in grado di restituire un interessante immaginario notturno immersi nell’oscurità del crepuscolo.
Hynes riesce a creare flussi iridescenti e manieristici al punto giusto oscillanti tra ricami nipponici e morbidezze anni ’80 assolutamente personali e riconoscibili.
Si può tranquillamente dire che la band ha raggiunto la propria maturità e la propria dimensione artistica. I Future Islands camminano su un territorio in via di sperimentazione ma pieno di citazioni, riuscendo nonostante questo a non risultare copie.
Questo Era extrana è il parto di una mente brillante e un animo sensibile, però ancora ingabbiato in uno stile che per il momento non riesce o non vuole modificare più di tanto
Senza alcuna ombra di dubbio questa volta M83 è riuscito a far impazzire la critica quanto gli ascoltatori detrattori, forse grazie al fatto di essersi sbilanciato per bene aggrappandosi alle fonti di ispirazione del passato migliori che aveva.
I Kasabian non si prendono sul serio e ne esce qualcosa di buffo e godibile al tempo stesso, che si appoggia solo in parte al solidissimo predecessore, conservandone il piglio ed implementandolo con la spacconeria di una band che ormai è del tutto priva di freni inibitori.