Tom Waits – Bad as me
Un nuovo album di inediti, il ventesimo in una carriera, dove a contare sono soprattutto le sfumature.
Un nuovo album di inediti, il ventesimo in una carriera, dove a contare sono soprattutto le sfumature.
Quello che Zola Jesus e Bat For Lashes fanno nel sottobosco di musica per radical chic, Florence+The Machine lo fa davanti agli occhi di quelli che vivono di cosmopolitan, che ricevono un’alternativa valida.
Questo dualismo energetico dei Composer è sospeso tra un fragile intimismo pulsante e una adolescenziale frenesia sessuale che può sfociare in forme assurde ed imprevedibili.
Una disomogeneità che non si riduce al semplice fattore temporale; seppure viviamo in un’epoca retromane che si alimenta di vecchia sicurezza e qualità, questo non giustifica un’ opacità di contenuti artistici, di originalità reale.
Questo album regge il confronto con altre uscite della scena indie inglese di questo periodo: decisamente più interessante, una buona alternativa a quelle band che sono diventate la cover band di loro stessi.
Erano attesi al varco i Girls, e sono arrivati, rimescolano i canoni musicali per ricomporli a loro piacimento e dal disco si capisce che il divertimento è di casa
Un album che rischia di perdere moltissimo con ascolti distratti, non ha fame di voi, non s’incastra nel traffico che ci gira attorno, ma, se gli concedete un ascolto in cuffia, è capace di sobillare un traffico di ombre sulle pareti del vostro soffitto.
Ancient Romans di Sun Araw è un dub psichedelico condito da innesti elettronici, colpi di chitarra e vocalismi cupi; l’atmosfera lo.fi permea un disco a tratti estenuante, ma mai ripetitivo.
Notari conferma indubbie qualità che legittimano pienamente il successo di critica, perché mai come adesso, ci sarebbe bisogno oltre che di lustrini e balletti, dei veri interpreti di questi cazzo di anni Zero.
“Evangelista” è diventato più che il nome di una band, un “luogo aperto” che offre a chiunque voglia misurarsi col “fuori del tempo, dentro l’insondabile”, un’ampia e dilatata “ascesa” agli inferi di prima classe.
Un buon esordio, certamente però non il migliore dell’anno come i professionisti dell’hype si sono già affrettati ad etichettare
Se dovessi consigliare ai Loutallica un’idea geniale per il prossimo concept, proporrei loro di pubblicare “pupù”, la triste storia di alcuni pilastri del rock sull’orlo del decadimento senile…
Un’opera che per paura di sbagliare, per timore di non saper rappresentare pienamente il concetto artistico è caduta nell’incertezza e nel horror vacui.
Uno di quei dischi che si ha paura a toccare perché fragili, che fanno prendere titubanza di sottoporli alla pressione del loud perché possono esplodere in mille pezzi…
L’operazione complessiva può dirsi riuscita (ma meno entusiasmante di Tentacles), sebbene alla fine il sentore di inconcludenza è netto, come se si avvertisse che “Two-Way Mirror”, nel suo disperdere l’ispirazione in direzioni opposte e disorganiche, non riesca a detonare il vero potenziale del gruppo.