Prodigy: il 30 Marzo esce “The Day Is My Enemy”
Fino ad ora sono trapelate poche indiscrezioni, di sicuro sappiamo che “The Day Is My Enemy”, in uscita a Marzo, conterrà
Fino ad ora sono trapelate poche indiscrezioni, di sicuro sappiamo che “The Day Is My Enemy”, in uscita a Marzo, conterrà
L”artista scelse di analizzare la faccenda disegnando una Cina virtuale a tre strati: quello rappresentato dalla Cina antica, da quella attuale e da quella che sarà. Il primo sentore ad emergere è sicuramente quello legato al passato. La Cina della tradizione viene qui spesso evocata attraverso la citazione di poesie antiche, patrimonio a mandorla, presenti all’interno di episodi quali: Wudang, Loading Beijing e Jade Stairs. Tradizione che affiora orgogliosamente come richiamo a quell’identità oggi macerata dalla stessa brama di potere che muove l’oriente.
Giunti alla loro terza fatica i The War On Drugs abbandonano i percorsi sghembi e distorti degli inizi per abbracciare la grande tradizione americana del rock in chiave eighties che li porta da Dylan a Springsteen passando per Tom Petty. Riescono così a tirar fuori quello che probabilmente risulta uno dei migliori dischi dell’anno. Occorre però accoglierlo con pazienza, togliendosi dalla testa il singolone “Red Eyes” e districandosi fra i suoni effettati di cui è zeppo: c’è tutto da guadagnare nell’ascoltare attentamente “Lost In The Dream” che sicuramente non suonerà rivoluzionario , ma che sa commuovere ed esaltare.
Riti tribali, esperienza polisensoriale ipnotica, trance. Sepultura, cavalieri degli inferi che trascinano i dannati verso le viscere vive della terra, creature mitologiche che non fanno altro che smembrare e ricomporre esseri danzanti, parti del corpo che si attorcigliano, sensualità e morte.
SPIDERGAWD: il 9 marzo a Milano
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Un capolavoro che consiglio a tutti. Opera totale in cui la musica colta incontra il rock e l’industrial, ma non nel modo roboante che sarebbe lecito attendersi. È un viaggio che spesso sembra condurci sottovoce nei sotterranei di un archivio storico. In opposizione alla furia espressionista, al suo grido di guerra, come direbbe Ladislao Mittner, che pure a tratti esplode, la band ha adottato un pacato rigore, un calcolo millimetrico di ogni sfumatura, in un lento processo mimetico che porta lo stile, gli stili, a farsi tutt’uno con l’oggetto, con i documenti studiati.
Viet Cong I Women erano una band Canadese. Se ne parlò anche per aspetti extramusicali, come una scazzottata sul palco
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