Setlist: una scaletta completamente imperniata sull’ultimo bellissimo “Let England shake”. La decisione fa sì che nell’ora e mezza di concerto tutti i brani del recente disco vengano eseguiti. Le vecchie canzoni, pescate qua e là un po’ da tutti i lavori precedenti (tranne “Dry” e i due con Parish), trovano poco spazio e subiscono un rimaneggiamento a livello di arrangiamenti che in alcuni casi ne esalta la qualità (Angelene, Big exit), in alcuni casi ne lascia inalterato il valore (Down by the water, C’mon Billy), in altri casi, seppure eseguiti bene non spiccano come dovrebbero (The sky lit up, The devil). Senza dimenticare un paio di piccole sorprese: Pocket knife da “Uh huh her” e The big guns called me back again, b-side del singolo di The word that maketh murder.
Setlist:
Let England shake / The words that maketh murder / C’mon Billy / Down by the water / The devil / The glorious land / The guns called me back again / The piano / England / The last living rose / All and everyone / Written on the forehead / In the dark places / The sky lit up / Angelene / Pocket knife / Bitter branches / On battleship hill / The colour of the heart / [encore]: Big exit / Silence
Momento migliore: come si diceva lo spettacolo è stato costruito per dare assoluta attenzione ai pezzi nuovi che dal vivo splendono davvero. Non è quindi un caso che a risaltare su tutti gli altri in particolare ci siano The last living rose, In the dark places, la title-track e The word that maketh murder, quattro pezzi che già sul disco la facevano da padrone.
Conclusione: La bellissima cornice offerta da Piazza Castello e la sempre ottima organizzazione del Ferrara Sotto Le Stelle hanno fatto la loro parte. Pj Harvey e i suoi degni compari l’altra. Una bella serata se non fosse che di una cosa si sono lamentati un po’ tutti: la scarsa durata dello spettacolo. Un’ora e mezza è poca cosa per riassumere tutta la carriera di Polly. Ma l’intento non era quello, l’obiettivo era rappresentare “Let England shake” e così è stato.
Foto di Federico Tisa