Recensioni

Elvis Perkins – I Aubade

Elvis Perkins – I Aubade

Elvis Perkins sembra comunicare qualcosa di non completamente risolto nell’opera, ma fa anche intercettare il dubbio di scorgere un po’ di luce alla fine del tunnel. Forse si è intrapreso un percorso, anche artistico, che gli consentirà una crescita musicale e poetica in futuro. Al momento si avverte il timore di restare in mezzo al guado.

Jamie Woon – Making Time

Jamie Woon – Making Time

La sincope jazzata che si converte in sentimento difronte a un trasduttore, che fa sciogliere la neve come i bassi sintetici di James Blake, che edifica tempo furtivamente luminoso, al pari di un cielo berlinese, nel nuovo lavoro di Jamie Woon.

Chk Chk Chk – As If

Chk Chk Chk – As If

Ora c’è “solo” da continuare ad essere i Chk Chk Chk, declinando puntualmente nel presente il funk, l’elettronica, il ballo sudato, l’esperienza dal vivo. Il tutto senza doversi affannare inutilmente. Finché Nic Offer ascolterà se stesso noi ascolteremo Nic Offer e i suoi senza fare una piega.

Fuzz – II

Fuzz – II

In conclusione “II” è un bel disco, ispirato e suonato con passione, dove la mancanza dell’aspetto innovativo è supplita dall’elevato livello delle composizioni. Questo, grazie anche al talento chitarristico di un Moothart ormai maestro nel tenere sempre alta la tensione, coinvolgendo l’ascoltatore dal primo all’ultimo secondo.

Oasis – (What’s the Story ?) Morning Glory

Oasis – (What’s the Story ?) Morning Glory

Maledetti stornelli per cuori cuciti e ricuciti. Stornelli che hanno costituito la colonna sonora della nostra giovinezza, della nostra adolescenza, che ci hanno fatto idealizzare chissà chi, ci hanno fatto sprofondare nel meraviglioso abisso dell’amore che, col senno di poi, magari si è rivelato nient’altro di più che una pozzanghera nella quale siamo stati gettati. Proprio dagli Oasis.

Filiamotsa – Like It Is

Filiamotsa – Like It Is

Rispetto ai precedenti lavori “Like it is” gode di melodie sottili e armoniose, avvalendosi di una sezione ritmica che abbraccia un jazz-concept etereo, nervoso e cupo. Questa “nuova” orchestra veste stretta gli abiti di ogni genere alternativo pur cogliendone gli aspetti salienti. Siamo dinnanzi a un suono consapevole e curato, una nuova opportunità per il post-punk.

Wonder Vincent – Fiori

Wonder Vincent – Fiori

con la grandiosa “Gelsomino” toccano forse il loro apice: immaginate una marcetta metal immersi nel deserto del mojave e non sarete molto distanti dalla realtà. Quando l’oscura e sperimentale “Hiawatha” chiude i giochi è già notte, ed il caldo lascia spazio alle fredde tenebre, mentre noi vorremmo fare un’altro giro sulla giostra.

Wavves – V

Wavves – V

V è un disco che non vi chiede nulla: nessun capriccio e nessun virtuosismo. L’unica pretesa che ha è quella di accompagnarvi nelle vostre feste adolescenziali, ma non vi entusiasmerà poi così tanto se avete superato questa fase della vostra vita, quella in cui è rimasto intrappolato il nostro Nathan.

Protomartyr – The Agent Intellect

Protomartyr – The Agent Intellect

Distanziandosi dalle affinità lungimiranti dei loro contemporanei – Viet Cong, Ought, Algiers – optano per un’austerità compositiva che rende i brani quasi indistinguibili tra loro. Dall’equilibrio alla coerenza, pervasi da un’insostenibile sensazione di spossatezza.

Peaches – Rub

Peaches – Rub

Un percorso che si dipana promulgando l’impronta elettronica e accompagnandola con i soliti testi urticanti incentrati sull’ideologica uguaglianza di genere (sessuale) fra maschio e femmina. In quest’ottica risulta interessante la modulazione vocale messa in atto in “Free Drink Ticket” con l’intento di generare una tonalità maschile.

Neon Indian – Vega Intl. Night School

Neon Indian – Vega Intl. Night School

In VEGA INTL. Night School , le mani di Neon Indian diventano più libere che mai per l’assenza di un codice troppo vincolante. Accade di rado che un disco così dichiaratamente citazionista esprima in modo inequivocabile i tratti distintivi di un artista/metabolizzatore. E questo succede solo a chi sa imporre il suo linguaggio alla materia che centrifuga.