Cheatahs – Mythologies
Al termine di “Mythologies”, rimangono più luci che ombre. L’ascolto coinvolge, pur senza conquistare. E lo pseudo-madrigale sul finale di “Reviere Bravo” chiude il disco su una nota ieratica, suggestiva.
Al termine di “Mythologies”, rimangono più luci che ombre. L’ascolto coinvolge, pur senza conquistare. E lo pseudo-madrigale sul finale di “Reviere Bravo” chiude il disco su una nota ieratica, suggestiva.
Elvis Perkins sembra comunicare qualcosa di non completamente risolto nell’opera, ma fa anche intercettare il dubbio di scorgere un po’ di luce alla fine del tunnel. Forse si è intrapreso un percorso, anche artistico, che gli consentirà una crescita musicale e poetica in futuro. Al momento si avverte il timore di restare in mezzo al guado.
La sincope jazzata che si converte in sentimento difronte a un trasduttore, che fa sciogliere la neve come i bassi sintetici di James Blake, che edifica tempo furtivamente luminoso, al pari di un cielo berlinese, nel nuovo lavoro di Jamie Woon.
Un debutto di rievocazione nostalgica attraverso un disco di facile e scorrevole ascolto che di sicuro non li lascerà passare inosservati nel panorama musicale attuale.
Ora c’è “solo” da continuare ad essere i Chk Chk Chk, declinando puntualmente nel presente il funk, l’elettronica, il ballo sudato, l’esperienza dal vivo. Il tutto senza doversi affannare inutilmente. Finché Nic Offer ascolterà se stesso noi ascolteremo Nic Offer e i suoi senza fare una piega.
Dodici brani frutto di session notturne che il cantautore ha effettuato all’interno di uno studio interamente di legno in Pennsylvania. Un gioiellino uscito il 9 ottobre per One Little Indian/Audioglobe da non perdere.
In conclusione “II” è un bel disco, ispirato e suonato con passione, dove la mancanza dell’aspetto innovativo è supplita dall’elevato livello delle composizioni. Questo, grazie anche al talento chitarristico di un Moothart ormai maestro nel tenere sempre alta la tensione, coinvolgendo l’ascoltatore dal primo all’ultimo secondo.
Maledetti stornelli per cuori cuciti e ricuciti. Stornelli che hanno costituito la colonna sonora della nostra giovinezza, della nostra adolescenza, che ci hanno fatto idealizzare chissà chi, ci hanno fatto sprofondare nel meraviglioso abisso dell’amore che, col senno di poi, magari si è rivelato nient’altro di più che una pozzanghera nella quale siamo stati gettati. Proprio dagli Oasis.
Rispetto ai precedenti lavori “Like it is” gode di melodie sottili e armoniose, avvalendosi di una sezione ritmica che abbraccia un jazz-concept etereo, nervoso e cupo. Questa “nuova” orchestra veste stretta gli abiti di ogni genere alternativo pur cogliendone gli aspetti salienti. Siamo dinnanzi a un suono consapevole e curato, una nuova opportunità per il post-punk.
con la grandiosa “Gelsomino” toccano forse il loro apice: immaginate una marcetta metal immersi nel deserto del mojave e non sarete molto distanti dalla realtà. Quando l’oscura e sperimentale “Hiawatha” chiude i giochi è già notte, ed il caldo lascia spazio alle fredde tenebre, mentre noi vorremmo fare un’altro giro sulla giostra.
V è un disco che non vi chiede nulla: nessun capriccio e nessun virtuosismo. L’unica pretesa che ha è quella di accompagnarvi nelle vostre feste adolescenziali, ma non vi entusiasmerà poi così tanto se avete superato questa fase della vostra vita, quella in cui è rimasto intrappolato il nostro Nathan.
I movimenti ricercati e scossi di Bloom si riassopiscono nel bianco candore di Teen Dream, segnando un punto di contatto con un altro gruppo che ha quest’anno ha cercato la calma pop nelle distorsioni acute: i Low di Ones and Sixes.
Distanziandosi dalle affinità lungimiranti dei loro contemporanei – Viet Cong, Ought, Algiers – optano per un’austerità compositiva che rende i brani quasi indistinguibili tra loro. Dall’equilibrio alla coerenza, pervasi da un’insostenibile sensazione di spossatezza.
Un percorso che si dipana promulgando l’impronta elettronica e accompagnandola con i soliti testi urticanti incentrati sull’ideologica uguaglianza di genere (sessuale) fra maschio e femmina. In quest’ottica risulta interessante la modulazione vocale messa in atto in “Free Drink Ticket” con l’intento di generare una tonalità maschile.
In VEGA INTL. Night School , le mani di Neon Indian diventano più libere che mai per l’assenza di un codice troppo vincolante. Accade di rado che un disco così dichiaratamente citazionista esprima in modo inequivocabile i tratti distintivi di un artista/metabolizzatore. E questo succede solo a chi sa imporre il suo linguaggio alla materia che centrifuga.