Bianco – Storia del Futuro
Il giovane cantautore Bianco sembra quindi aver imboccato un sentiero deciso: sa ben restituire in musica quello che raccoglie dalla realtà.
Il giovane cantautore Bianco sembra quindi aver imboccato un sentiero deciso: sa ben restituire in musica quello che raccoglie dalla realtà.
I detrattori, coloro che affilavano i canini aspettando Kevin Shields al varco, diranno che il risultato complessivo, per essere il frutto di 20 anni di rimaneggiamenti, è modesto. Ma se anche voi, come me, all’ascolto di She Found Now avevate il groppo in gola e gli occhi velati dalla commozione, fate vostro immediatamente (magari in vinile) un gioiello che fa pur sempre scempio di qualsiasi cosa si definisca shoegaze là fuori.
Si tratta, con ogni probabilità, del più completo progetto del trio, che sembra essere giunto allo status di cittadino del mondo, riuscendo a proporre con grazia e sapienza i suoni dell’ultimo secolo attraversato da grandi masse di viaggiatori e migranti. Una world music che non stravolge lo stile TARM, ma lo arricchisce con un armonico incontro tra culture e strumenti diversi.
C’è’la Nashville di Jhonny – Cash, ci sono tutte le componenti classiche del suono EELS e qualcosina in più. Del resto, nessuno potrà mai scalfire “Beautiful Freak” dalla cima del podio, ma quest’ultimo suona come una fragorosa conferma.
Non che ci sia qualcosa di particolarmente brutto nelle dieci tracce di questo disco, anzi, ogni passaggio è calibrato a dovere: un po’ di distorsione qui, un po’ di allegria da bar lì, e se è questo che gli piace fare ne ha facoltà: essere banali non è reato.
Senza dubbio Banks è un disco che va digerito, non perché sia complesso ma perché ascoltandolo ci si confonde, è come percorrere un corridoio su cui si affacciano stanze risuonanti di brani da epoche diverse, con un minimo comun denominatore: New York
Dieci gemme che mantengono bassi i toni, ma sempre alto, altissimo il profilo della qualità, tanto da guadagnarsi un posto tra i lavori più riusciti della band.
Sarà che il grunge prima e il brit pop poi hanno monopolizzato la nostrana inquietudine giovanile anni 90, ma mentre in America i Ben Folds Five sfondavano in Italia rimanevano dei perfetti sconosciuti o quasi. Tornano ora con questo nuovo disco ancora in grande forma meritevole di una considerazione che in Italia non hanno mai conquistato.
Ibiza a fine anni ’80 deve esser stata una figata. L’abbiamo capito. Sempre più spesso l’artista di turno sente il bisogno di ricordarcelo. Ma l’esordio di Chad Valley è un disco sostanzialmente anonimo e ripetitivo.
Echi Morriconiani flirtano con certo folk Youngiano costantemente, generando un loop emozionale caldo e nostalgico nel quale compaiono spontaneamente immagini ovattate del decennio Eighties, quello soggiogato dalle atmosfere dei primi Coteau Twins e dal talento di Keith Bush
Un interessante album, geometrico e irregolare al contempo, ciclico e aperiodico, che attraverso gli atri spettri del tormento e dell’angoscia sonora è capace di destrutturare l’equilibrio ritmico dell’ascoltatore, creando una sorta di spaesamento riflessivo.
Si sa, Bird ci sa fare e Hands of Glory non fa che dimostrarlo. Certo un’Ep del genere non entrerà mai a far parte dei suoi lavori fondamentali, ma se si vuole approfondire questo personaggio geniale, beh, allora un ascolto lo merita tutto!
Quello di Kendrick è un sussurro in mezzo alle grida, il racconto della sua storia personale piuttosto di quella del ghetto, ma la sua virtù sta proprio nel riuscire ad impressionare senza provarci in modo esasperato, con un rap che il più delle volte è pacato, sincero e ben strutturato
I Villagers tornano dopo tre anni dal fortunato Becoming A Jackal; ritmi incalzanti, i paesaggi, le note liberatorie che lasciano l’impotenza, la paura di un qualcosa di eccessivamente distante da noi; quelle terre lontane irraggiungibili narrate come solo gli Shearwater avevano saputo fare nella trilogia The Island Arc, colpiscono e si lasciano assaporare
Quarter Turns Over a Living Line è un album affascinante fatto di silenzi accecanti, atmosfere crudeli, spasmi bui di un’inquieta apocalisse di suoni.