Recensioni

Voina – Alcol, schifo e nostalgia

Voina – Alcol, schifo e nostalgia

È anche normale che nel 2017 un disco venga intitolato alla santa trinità del disagio. Quasi fisiologico, oserei dire: al giro di boa, al fatidico momento di verifica, i figli delle stelle che sorridevano in pista al ritmo della disco music hanno lasciato il posto ai figli della crisi condannati a masticare e risputare continuamente quello “schifo” che come una pestilenza invade le nostre vite. La soluzione, sembrano suggerire i Voina, è rifiutare qualsiasi forma di eroismo, dispiegare le vele della rabbia, ergere il vessillo della nullafacenza in segno di rifiuto.

Future Islands – The Far Field

Future Islands – The Far Field

Dopo l’esplosione di Singles (l’album del 2014 che non era un greatest hits ma lo è quasi diventato), i Future Islands tornano con The Far Field. Inquadrato nella loro carriera, questo non è un disco che spinge più in là qualche confine. Insomma, l’album numero cinque (senza contare gli EP) è uno di quei lavori che consolidano l’esistente. Ma il punto vero è che il trio di Baltimora sa ancora neutralizzare qualsiasi chiacchiera sul pop, sull’immagine e sull’immediatezza.

Colour Haze – In Her Garden

Colour Haze – In Her Garden

«Slow life, Rock’n’roll!». E’ forse questa una delle risposte più plausibili alla realtà insaziabile di puttanate che viviamo quotidianamente. Perché quell’accumulo bulimico di cazzi altrui, prima o poi finirà per destabilizzarvi. Nulla d’insormontabile, per carità, vista la semplicità con la quale possiamo sconfiggere le tossine; del resto, il vademecum del detox perfetto consiglia un’approccio totale alla natura associato ad una buona dose di contenuto artistico, ché poi vi annoiate, tutto il giorno a respirare margherite.

Wire – Silver/Lead

Wire – Silver/Lead

Quarant’anni di Wire e non sentirli. Loro, indiscussi precursori di generi e varianti sul tema interpretativo in materia ‘popular’. Riferimento imprescindibile per la New Wave britannica a cavallo fra Settanta e Ottanta. Pietra miliare assoluta per tutte le future metamorfosi Rock – Post-Punk, Synth-Wave, Avant-Pop : l’underground degli anni Ottanta che diviene alternative per i decenni successivi.

Guided by Voices – August by Cake

Guided by Voices – August by Cake

Nel mondo della musica esistono artisti prolifici e altri meno. Gente come Johnny Cash, David Bowie o Bob Dylan, ad esempio, può contare su un numero di pubblicazioni decisamente elevato; poi c’è chi fa categoria a sé, ovvero Robert Pollard. Con l’ultimo “August by Cake” l’artista di Dayton (Ohio) è arrivato alla centesima pubblicazione – fra dischi solisti e album a firma Guided by Voices – in un arco temporale abbastanza ristretto: soprattutto se pensiamo che il primo “Devil Between my Toes” risale al 1987.

Management del Dolore Post-Operatorio – Un incubo stupendo

Management del Dolore Post-Operatorio – Un incubo stupendo

Se prendessimo le canzoni dei Management del Dolore Post-Operatorio e ci soffermassimo con precisione sui testi, si potrebbe condurre l’analisi sino al limite estremo e iniziare a parlare di poetica, di stile, di schemi non solo armonici, ma anche e soprattutto di significato e di sostanza, manifesti nell’affatto scontata perizia della scelta delle parole o come nella maturità del vaglio delle tematiche. È passato molto tempo da quando uscì nel 2008 “Mestruazioni”, il loro primo album e, se si attraversa la storia della band in un rapido excursus dei lavori precedenti, mai come in questo “Un incubo stupendo” si può percepire una crescita.

Sleeping Beauties – Sleeping Beauties

Sleeping Beauties – Sleeping Beauties

Attitudine e coerenza, ne avrete sentito parlare spesso all’interno delle nostre pagine. Questo perché reputiamo deprecabile una reinterpretazione “solo” (hai detto niente – Ndr) in assenza di spinta artistica; quell’urgenza (modus operandi) capace di portare gli autori verso una “causa”, un’estetica, dai volti sempre differenti. Passione direte: no è molto di più. Nel mezzo, le dinamiche di una vita vissuta a cesellarne le fattezze, e quelle note, sempre quelle, così magiche. Se non ci credete, andatelo a chiedere ad Hart Gledhill, già frontman dei leggendari The Hunches – di cui vi abbiamo parlato di recente –, uno a cui non manca di certo la furia espressiva.

Endrigo – Ossa Rotte, Occhi Rossi

Endrigo – Ossa Rotte, Occhi Rossi

Tematicamente, il disco ruota quasi tutto intorno alla difficoltà di tenere in vita un sogno (che poi è il sogno dello stare insieme, del costruire qualcosa insieme) in un mondo spietato e ingrigito. Musicalmente, forse, ci troviamo di fronte a dei Punkreas, o Shandon, finalmente liberati dalle catene dello ska-reggae.

Bob Dylan – Triplicate

Bob Dylan – Triplicate

La quadratura del cerchio. Sembra che il ritorno alla primavera del fresco premio Nobel si stia completando. Del resto, il signor Robert Zimmerman ha avuto un carriera con tantissimi punti di snodo: a cominciare dalla famosa rivoluzione elettrica di Newport – ricordate l’attacco di “Like a Rolling Stone”? –, cercando di spiazzare l’ascoltatore proprio quando tutti credevano che la strada fosse tracciata.

Mastodon – Emperor of Sand

Mastodon – Emperor of Sand

“Se tu, o una persona che conosci, hai mai ricevuto una diagnosi di malattia terminale, il primo pensiero va al tempo. Inevitabilmente ti chiedi: quanto tempo mi rimane?”. La riflessione, a cuore aperto, è del batterista dei Mastodon Brann Dailor che, andando a spulciare tra le piaghe del nuovo mostro “Emperor Of Sand”, sembra essere il leitmotiv di tutto il nuovo lavoro. Un concept incentrato sulle vicende di un uomo condannato a morte da un potente Re del deserto, che deve redimersi attraverso una serie di prove. Corsa conto il tempo, dunque, prima che sopraggiunga la morte. Che puntualmente arriva, impietosa e implacabile, lasciando però trapelare qualcosa di importante da ricercare nelle nuove prospettive di un ‘viaggio’ positivo e inaspettato. Una ‘vita’ diversa, leggera e leggiadra, dopo la morte.

Depeche Mode – Spirit

Depeche Mode – Spirit

Nell’epoca dell’accessibilità, delle voci basse e delle tastiere forti, del progresso tecnologico e del regresso sociale, dov’è finito lo spirito dell’uomo? Un’epoca in cui lo spirito è inteso come sacro – visto come un qualcosa di lontano – e meramente religioso, la cui rappresentazione non è mai stata poi così umana, fallibile e reale come chi attualmente di persona e come istituzione la incarna, togliendo qualsiasi riferimento ai popoli assuefatti oramai da altro.

Doctor Cyclops – Local Dogs

Doctor Cyclops – Local Dogs

E bravi i nostri metallari di Pavia: Christian Draghi (chitarra e voce), Francesco Filippini (Basso) e Alessandro Dallera (batteria). Dopo due dischi molto apprezzati, soprattutto all’estero: “Borgofondo” del 2012 e “Oscuropasso” del 2014, con “Local Dogs” realizzano una vera pietra miliare dell’Heavy nostrano.

Pharmakon – Contact

Pharmakon – Contact

Il corpo, la pelle, il sangue sono elementi con cui Pharmakon si scontra da lungo tempo ormai, anche se da prospettive differenti. Con il suo nuovo lavoro, l’artista newyorkese riprende in mano quanto lasciato aperto, posizionandosi lì dove ancora non era arrivata.