The Ataris @ Padiglione 14 (Collegno, TO), 21 marzo 2017
This is core, Turin is not Dead e Hardstaff Booking hanno portato nella provincia torinese un live per gli amanti del punkrock: sul palco The Ataris, Slimboy, Stereo Age e The Compromise
This is core, Turin is not Dead e Hardstaff Booking hanno portato nella provincia torinese un live per gli amanti del punkrock: sul palco The Ataris, Slimboy, Stereo Age e The Compromise
I Black Rainbows ci regalano un nuovo singolo dopo l’ottimo “Stellar Prophecy” dell’anno scorso. I fuzzsters nostrani ci propongono 6 minuti di Stoner dalle derive Doom di natura Sabbattiana. La traccia è stata registrata durante il loro ultimo tour nel nord Italia, in uno studio circondato dalle montagne e dalla neve. La traccia manifesta inoltre un cambio di sonorità da parte della band, evidenziando uno stile più oscuro e monolitico.
Tre Ep, uno per anno a partire dal 2014, ed oggi i Creeper arrivano alla prova su lunga distanza. Un percorso intenso che giunge al proprio culmine nel momento migliore, cavalcando la bolla Pop Punk emersa recentemente nel Regno Unito. Sei elementi, che fin dal primo impatto scenico manifestano l’amore per la scena – Will Gould (voce) e la sua lunga chioma à la Davey Havoc degli esordi (AFI), Ian Miles (lead guitar) aka Jade Puget (sempre AFI), Sean Scott, che sembra uscito da un video dei Misfits e Hannah Greenwood, la vampirella alle tastiere: seguono Dan Bratton (batteria) e Oliver Burdett (second guitar).
I Pallbearer arrivano così al disco della maturità col cuore pesante, ed un comparto testi che dal mitologico si sposta sul reale. Il pensiero va dunque ad una civiltà crivellata da nuovi interrogativi, ancora tutti da svelare, ed un’attenzione meticolosa per l’attualità. Un sentire che si ripercuote anche in sede di registrazione, segnatamente nella scelta di abbandonare la collaborazione con Billy Anderson, colui che produsse il precedente “Foundations Of Bourden”. I ragazzi, questa volta, fanno da soli: anche nel tentativo di evitare i disagi di un contesto poco familiare – si parla, per la location dove è avvenuta la precedente registrazione, di una specie di rifugio antiatomico, dove non era difficile ritrovarsi a dormire sul pavimento, al freddo.
I colossi del noise psichedelico made in Italy Ufomammut annunciano “8”, il loro nuovo album, in arrivo il 22 settembre per Neurot Recordings.
A Night Like This Festival 2017: primi nomi confermati
Ammirate i Green Day nella loro prima esibizione al Late Show di Stephen Colbert col brano “Still Breathing”, dal loro ultimo “Revolution Radio”.
Nati alla fine degli anni ottanta come combo devoto all’istrionismo street-metal allora dilagante, gli Alice in Chains – ancora noti sotto la sigla Diamond Lie –, dopo qualche anno passato ad affinare il suono tra prove e concerti vari, verranno subito messi sotto contratto dalla Columbia che garantirà loro il disco di debutto: ‘Facelift’ appunto.
Prodotto da Andrea Marmorini (Woodworm, La Quiete) e Jacopo Gigliotti (Fast Animals and slow kids), “Ossa rotte, occhi rossi” è il primo full lenght firmato Endrigo, seguito degli Ep “Spara” (2013) e “Buona Tempesta” (2014), risultato finale di un percorso di crescita personale e artistica e primo step di una nuova fase, un condensato delle esperienze degli ultimi anni spesi tra lavori saltuari, esami all’università e concerti (tanti), da quelli su palchi minuscoli a quelli più importanti, talvolta condivisi con band come The Zen Circus, Il Teatro degli Orrori, Fast Animals and Slow Kids, Giorgio Canali, Il Pan del Diavolo, Gazebo Penguins, Nobraino.
l duo viene da Cavi di Lavagna, in provincia di Genova. A comporlo Andrea “Gringo” Guidobuono (voce, chitarra, synth) e Davide “Dave” Chioggia (batteria, percussioni, pad, cori). Il riferimento più prossimo (a noi) è quello dei Bud Spencer Blues Explosion.
Oxbow: guarda “Cold & Well-Lit Place”
Com’è iniziato questo 2017? Ecco qualche indizio proveniente dalle nostre gallery di gennaio e febbraio, per una scorpacciata totale: iniziamo con i General Stratocuster and The Marshals, Francesco Motta, Diaframma, Nobraino, The Black Veils, Dente, The Temper Trap, Marlene Kuntz. E ancora The Dandy Warhols, Francesco di Bella, Emiliana Torrini, Me First and the Gimme Gimmes, Giorgio Poi e una strepitosa Angela Baraldi. E tanti, tanti altri ancora!
Benché, negli ultimi anni, il trend motivazionale alla base dei festeggiamenti dell’8 Marzo si stia via via incarnando in una puntata di “Sex And The City” – alla faccia delle conquiste sociali, in favore di un bel cubano in mutande –, noi di Rocklab ce ne andiamo al Sidro Club per vedere se il Rock’n’roll è ancora quella cosa trasversale capace di unire: con o senza spogliarellisti. Del resto, il locale savignanese propone da sempre una programmazione incentrata sulle migliori formazioni del Rock underground nostrano, e non – i prossimi appuntamenti vedranno sul palco gente come Cut e The Devils, tanto per gradire –, mentre per la festa della donna saranno i losangelini The Freeks e gli olandesi Komatsu a movimentare la serata.
“Una Montagna” è la traccia di apertura di “Una Montagna in Casa”, secondo album in studio della band emocore emiliana Cabrera in uscita ad aprile per DreaminGorilla Rec, Out Stack, Screamore e Stay. Realizzato da Ocular, studio di graphic & motion design di Milano, il video di “Una Montagna” è girato dal vivo con elementi veri e concreti.
Chi vedeva nei Gazebo Penguins una versione più facilona e zuccherosa dei FBYC (guarda caso usciti qualche giorno fa col nuovo lavoro) dovrà ricredersi. Alla luce di vari ascolti, il pensiero è che “Nebbia” sia un disco profondamente amaro e triste. Prima si è parlato di “capolavoro terminale” perché in qualche modo (con l’artwork, col titolo, con le sue canzoni) riassume definitivamente gli umori e pure gli stilemi di tutto un genere, forse di tutta una generazione.