Peter Murphy – Orion Live (Ciampino) – 26 Maggio 2013

Peter Murphy

Peter Murphy

ATTITUDINE E VISUAL: 35 anni di Bauhaus, un tour mondiale ed una tappa all’Orion Live – in Italia le date sono solo due, Roma e Milano.
Peter Murphy è l’uomo della serata, colui che in una domenica di fine maggio è riuscito a riempire il noto locale di Ciampino.
Già ad inizio serata balzano agli occhi la grande affluenza di appassionati e l’eccitazione dell’attesa, elementi che lasciano stupiti se si pensa al fatto che nonostante tutto il giorno dopo è lunedì e si è appena conclusa la finale di Coppa Italia che (almeno a Roma) tiene impegnata nei festeggiamenti la città.
L’allestimento sul palco è dominato da dei fari (piuttosto ingombranti) posti lungo il bordo del palco, che fanno presagire fasci e giochi di luce durante il live. Ad inaugurare l’evento, per quasi un’ora presenziano sul palco i Bohémien, formazione romana nata nel mezzo degli anni ’80.
Un sound che scuote, una presenza scenica ed una teatralità che ammaliano e convincono. C’è calore, voglia di cantare; ci sono borchie e piercing e creste per aria.
E dopo una mezz’oretta di attesa per il cambio palco, alle 22.30 c’è pure lui, il leader incontrastato del post punk, l’eclettico Peter Murphy.
L’entrata in scena è silenziosa, veloce e forse anche un po’ distratta. Da gran perfezionista qual’è, durante l’apertura (affidata a King Volcano) interagisce più volte con un tecnico a bordo palco, come se davanti a lui non esistesse affatto quel pubblico urlante, affamato ed estasiato.
Già dal secondo pezzo (Kingdoms Coming) cambia tutto, il suono si assesta, ed ecco che ha realmente inizio la serata.
E’ elegante Peter, indossa un semplice completo nero con dettagli curati e di classe.
Un collo di pelliccia lungo i bordi della giacca, rifinita con bottoni gioiello sulle maniche: un tocco di luce che sembra così distante dalle giacche in pelle degli anni ’80.
Eppure, qualcosa fa intuire che lo spirito è sempre quello, e che anche in un simile vestiario ci può essere qualcosa di steampunk.

AUDIO: Tranne qualche incertezza iniziale dovuta a dei problemi tecnici, la serata cavalca un timbro vocale chiaro ma profondo, con punte di aggressività ruvida e roca che contrastano con l’apparente calma che Murphy sembra infondere.
Lui canta, e sembra si stia aprendo un varco diretto fra l’inferno e la terra.
La batteria è potente, il suono si dilata e talvolta arriva a coprire il resto, senza tuttavia sovrastare la voce.

SETLIST: King VolcanoKingdoms ComingGod in an AlcoveKick in the eyeSpy in the cab…una scelta ponderata, una miscellanea di ciò che è stata la sua attività musicale con i Bauhaus e da solista.

MOMENTO MIGLIORE: E’ impossibile fare una scelta su quale sia stato il momento migliore della serata.
Il carisma ed il fascino di Peter Murphy sono elementi catalizzatori, trascinanti, che forse offuscano l’attenzione portando il pubblico in una dimensione elevata e catatonica, che solo a tratti viene scossa da scariche adrenaliniche.
E’ narciso, è leader, è l’unico sul palco.
Suadente nelle mosse, improvvise e lente, quasi studiate come un copione…le sue mani, ferme in gesti precisi e calcolati, sono uno dei punti di forza nel linguaggio corporeo di Murphy.

Peter Murphy

Peter Murphy

PUBBLICO: Presenti alla serata ragazzi da tutto il centro e sud Italia, in fila sin dalle 16 per entrare nel locale e non perdere i posti in transenna.
Tante le giacche in pelle, qualche cresta e molti rosari appesi al collo assieme a ciondoletti a forma di teschio.

LOCURA: “Senti, se per caso Peter si avvicina io già t’avviso: ti passo la macchinetta fotografica al volo e tu svelta svelta ci inquadri e scatti. Oh, mi raccomando! Ma lo hai mai visto dal vivo? No? E come fai a non averlo mai visto dal vivo? Guarda che lui è uno charmante.”

CONCLUSIONI: Una serata unica nel suo genere, perfetta sotto ogni punto di vista.
Raramente un gruppo spalla che apre un concerto importante sa essere all’altezza del proprio ruolo quanto i Bohémien con Peter Murphy.
Soprattutto, con solo due tappe in Italia, la serata a Roma era un appuntamento importante per celebrare uno dei manifesti del post punk e della new wave in occasione di un compleanno importante quale quello dei Bauhaus stessi.
Termina la serata e le sensazioni sono molteplici.
Ci si sente vuoti, qualcosa viene a mancare – ed è la consapevolezza che forse momenti così intensi chissà quando si rivivranno. Al contempo si è sollevati, sicuramente, nel poter affermare che non è come dicono gli Afterhours: dagli anni ’80 si esce vivi, e per fortuna con qualcosa (musicalmente) di davvero importante.
E del quale oggi si sente una fottuta mancanza.

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