Glasvegas – Euphoric
L’arte dell’umiltà non passa da queste tracce, ed il miracolo hype – pudicamente – non ha voluto sentirne di replicarsi nuovamente sotto le stelle lattiginose di Glasgow.
L’arte dell’umiltà non passa da queste tracce, ed il miracolo hype – pudicamente – non ha voluto sentirne di replicarsi nuovamente sotto le stelle lattiginose di Glasgow.
Nella marmaglia disordinata e spesso inconcludente di pop/alternative made in britain i Mirrors sono riusciti a fare un lavoro che si salva
Van Der Graaf Generator, sostanza allucinante Doc legale. Approfittatene!!!
La band si conferma capace di rifarsi a una marea di gruppi anche molto diversi tra di loro e sottolinea come in 35 minuti sia difficile essere originali e per risultare brillanti ci vuole ben altro.
Niente sorprese, sound molto più radiofonico (nel senso cattivo del termine), niente particolarità di sorta: praticamente un disco eseguito da turnisti che ci mettono le mani ma non l’anima
Difficile dire a che punto siamo del percorso artistico di Kurt Vile, confusi da tante promesse e scommesse, ma anche certi di un talento che non smette almeno di lasciare tracce di sé.
Il talento della band è assodato per la facilità con la quale mettono assieme vere e proprie hits ad ogni appuntamento, pezzi che, da soli, reggerebbero l’intero fatturato
Nell’attesa di ritrovare le buone intuizioni primarie per fare bridge con cose migliori lasciamo i nostri rurali a rimescolare le idee, sperando in una crescita esponenziale e per non ritrovarci ancora qui a disquisire bla bla bla su prodotti sonori “caricati a salve”.
Scurrilous è un album che toglie il fiato e porta i P.T.H. a un livello ancora più alto in un genere in cui hanno già dimostrato precedentemente di essere i leader indiscussi.
La colonna sonora di Norwegian Wood presenta delle composizioni pregne di magia sonora dolce e struggente, in grado di restituire quelle percezioni legate al senso di perdita, al dolore, al rimpianto, ma al contempo cariche di speranza
Pian pianino, i Low percorrono la strada verso il traguardo del “Classico”, sempre più vicino.
Il frutto del loro lavoro è un disco che è la ricerca di un equilibrio tra ritmo e ascolto, leggerezza e tensione, refrain minimali e atmosfere dal sapore vagamente dark
Un autentico gioiello da custodire e, soprattutto, maneggiare con cura.
Si a Bristol piove quasi sempre, i Massive Attack e Tricky sono assenti ed i Malachai in totale rapporto con una strada maestra che ripercorre i luoghi topici dell’avarizia di nuovi inputs.
Musica vivente. Nello stretto spazio tra astrazione tecnica e un film di Cronemberg, Colin eccelle nel creare nell’accezione più completa del termine.