Recensioni

The Cult – Hidden City

The Cult – Hidden City

Hidden City vive nel limbo del passato e del presente dei The Cult, riuscendo a creare vere emozioni. È un album che rappresenta al meglio l’introspezione quieta e la meditazione esistenziale, non disdegnando però cariche di fuoco vivo. È un disco fatto col cuore, quell’organo nascosto nella città immaginaria di ognuno di noi.

Big Ups – Before A Million Universes

Big Ups – Before A Million Universes

Uno scivolo continuo che abbraccia la bipolarità, un posto dove i Faith No More più introspettivi vengono ciclicamente brutalizzati da urla sguaiate, mentre la disperazione conduce all’interno di una New York distopica, popolata da reietti. Un posto magnifico, dove la Gioventù Sonica è la punk band più famosa dell’universo – National Parks – e viene sistematica aperta dagli At The Drive In di In/Casino/Out.

Haram – Vuoto

Haram – Vuoto

Diciamolo subito: “Vuoto” è una bella bordata. Mai fine a se stessa, la furia impressa nell’Ep d’esordio del quartetto vanta una stupefacente duttilità nel rigenerarsi, approcciando alla medesima maniera nei confronti di tutte quelle sfumature che dal Post-Hardcore giungono alla sperimentazione, passando per il Metal di stampo moderno

Eleanor Friedberger – New View

Eleanor Friedberger – New View

Si tratta quindi di una opera dagli aspetti contraddittori che non manca di punti di ispirazione egregi come per il singolo False Alphabet City. Rispetto ai precedenti album, “New View” rappresenta un passo avanti per Eleanor Friedberger, ma i margini di miglioramento creativi sono ancora tanti e forse il supporto di una band anche per le prossime pubblicazioni può essere davvero decisivo.

John Cale – Music For A New Society / M: FANS

John Cale – Music For A New Society / M: FANS

Il lavoro svolto da John in M:FANS è davvero apprezzabile, nonostante questi arrangiamenti elettronici, nettamente contrastanti rispetto alla versione precedente dell’album, possano anche spiazzare: ma avrebbe avuto senso un semplice remaster o forse una copia carbone live o studio della versione a noi nota?

Aluk Todolo – Voix

Aluk Todolo – Voix

Immaginate le lunghe improvvisazioni sul palco dei Led Zeppelin, dei Grateful Dead, o dei Jefferson Airplane; immaginate i primissimi Pink Floyd, ma gonfiateli di overdrive e metteteli nella bocca dell’inferno.

Hidden Hind – Hidden Hind EP

Hidden Hind – Hidden Hind EP

Gli Hidden Hind sono cinque ragazzi bresciani, la cui età è compresa nella fascia anagrafica comunemente detta “che bei ricordi”. E il loro disco, composto da appena cinque tracce, rappresenta uno dei più fulgidi, luminosi, abbacinanti esordi che siano mai capitati sulle nostre pagine.

Matmos – Ultimate Care II

Matmos – Ultimate Care II

Ultimate Care II è un’esperienza coraggiosa, interessante e sopra le righe che, pur non aggiungendo nulla di nuovo alla già originale produzione dei Matmos, ha il taglio asciutto e pulito di un panno appena lavato, celebrale ed elegante come un vestito di seta, ma anche goliardico come un jeans strappato. È la percezione di una routine, la trasfigurazione sperimentale della monotonia quotidiana.

Masai Band – Le Quarte Volte

Masai Band – Le Quarte Volte

Insomma, Prendete i CCCP, tagliate finemente, setacciate per eliminare qualunque pugno chiuso e bandiera, mettete il cantante in cantina così sembra un’eco della coscienza e ravvivate il fuoco scendendo strumentalmente di qualche ottava. Servire caldo con birra ghiacciata, che tanto la portano loro. Esordio col botto? No, in sordina, senza pretese. E ci piace.

Benjamin Schoos – Night Music, Love Songs

Benjamin Schoos – Night Music, Love Songs

Schoos sa quello che fa, e lo sa fare bene. Mai banale nonostante l’argomento trattato. A partire dall’interpretazione elegante, pulita: basi sintetiche e minimali ad accompagnare una voce potente – con cognizione di causa è stato da molti paragonato a Serge Gainsbourg – che si adatta con maestria al contesto.