Recensioni

Nesseria – Fractures

Nesseria – Fractures

Quello che sorprende continuamente in questo Fractures è il modo in cui i brani progrediscono, allacciando parti più pacate e più sconfortanti ad attimi di violenza furiosa, trasformando la band nella variante “semplice”, meno concettuale ma non per questo meno efficace dei cugini francofoni sopracitati.

Metibla – Crimson Within

Metibla – Crimson Within

Una prova ben costruita fin dalle fondamenta; graffiante ed oscura, evocativa, che prende a piene mani dalle passioni che fecero brillare gli occhi ai ragazzi che vissero il rock a cavallo fra gli ’80 ed i ’90. Un canovaccio che segue la dinamica di un vissuto tormentato, ma non per questo meno degno di nota, anzi, forse l’esatto contrario.

Boxed In – Boxed In

Boxed In – Boxed In

Immaginate veri e propri ponti panoramici di piano, intersecati con dinamicità da inserti di basso, elettronica minimale e sensibilità Lo-fi “Subtle Knife”. Immaginate come possano interagire in tutto questo, richiami di chiaro riferimento Post-Punk a tinte teutoniche “False Allarm”. Poi c’è la rielaborazione di “All Your Love Is Gone” già edita nel singolo uscito a fine 2013, un certo mood da club britannico, e caleidoscopi synth che schizzano vivaci proprio quando credi che la festa sia finita.

Theophilus London – Vibes

Theophilus London – Vibes

Forse a più di uno è sembrato che Vibes avesse la pretesa di mostrarsi come una specie di Yeezuspiccolino. Invece le strade che l’album imbocca sono spesso altre e ben distanti. Per esempio, nelle prime tracce il risultato può addirittura ricordare il Mount Sims di Wild Light, quello del passaggio da una produzione vicina ai Fischerspooner a una musica contemporaneamente più black e anche più fredda ed essenziale.

Babalot – Dormi o Mordi

Babalot – Dormi o Mordi

Babalot: un collettivo, un parco giochi dove tanti omuncoli romani si riuniscono e giocano componendo poesie, pizzicando chitarre scordate e stonando un po’ in ogni dove, perché infatti il vero punk nasce solamente perdendo serietà ed obiettivi.

Archive – Restriction

Archive – Restriction

Una prova in cui si alternano nebbie diradate ed albe lucenti, dove poter saggiare la profondità che muove all’unisono le variegate personalità del collettivo, attraverso l’atmosfera avvolgente e cinematica degli strumenti. Forse non “Il” disco degli Archive, se si vuole forzatamente volgere lo sguardo al passato del gruppo, ma sicuramente un disco attento, ben fatto e multiforme; capace di aprire un varco verso umori chiaroscurali in continuo mutamento. L’essenziale è invisibile agli occhi e alle orecchie.

Fatima Al Qadiri – Asiatisch

Fatima Al Qadiri – Asiatisch

L”artista scelse di analizzare la faccenda disegnando una Cina virtuale a tre strati: quello rappresentato dalla Cina antica, da quella attuale e da quella che sarà. Il primo sentore ad emergere è sicuramente quello legato al passato. La Cina della tradizione viene qui spesso evocata attraverso la citazione di poesie antiche, patrimonio a mandorla, presenti all’interno di episodi quali: Wudang, Loading Beijing e Jade Stairs. Tradizione che affiora orgogliosamente come richiamo a quell’identità oggi macerata dalla stessa brama di potere che muove l’oriente.

The War On Drugs – Lost In The Dream

The War On Drugs – Lost In The Dream

Giunti alla loro terza fatica i The War On Drugs abbandonano i percorsi sghembi e distorti degli inizi per abbracciare la grande tradizione americana del rock in chiave eighties che li porta da Dylan a Springsteen passando per Tom Petty. Riescono così a tirar fuori quello che probabilmente risulta uno dei migliori dischi dell’anno. Occorre però accoglierlo con pazienza, togliendosi dalla testa il singolone “Red Eyes” e districandosi fra i suoni effettati di cui è zeppo: c’è tutto da guadagnare nell’ascoltare attentamente “Lost In The Dream” che sicuramente non suonerà rivoluzionario , ma che sa commuovere ed esaltare.

Morrissey – World Peace Is None Of Your Business

Morrissey – World Peace Is None Of Your Business

Un album pop come non se ne sentivano da anni. Arrangiamenti ricercati e complessi, talvolta addirittura stranianti, per dodici gemme melodiche a cui sarebbe difficile chiedere di più. Una raccolta di epitaffi da una Spoon River chiamata mondo. Un Canzoniere della Fine. A volte, ascoltando “World peace is none of your business”, si ha davvero l’impressione di sfogliare le pagine di un libro, venendo a conoscenza di fatti, luoghi, e personaggi che fanno parte di un’unica grande storia: La Morte.

Ninos Du Brasil – Novos Misterios

Ninos Du Brasil – Novos Misterios

Riti tribali, esperienza polisensoriale ipnotica, trance. Sepultura, cavalieri degli inferi che trascinano i dannati verso le viscere vive della terra, creature mitologiche che non fanno altro che smembrare e ricomporre esseri danzanti, parti del corpo che si attorcigliano, sensualità e morte.