Wolf Eyes – Dead Hills

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Tracce d’industrial, ambient e grind; drones inquietanti, urla, urla e urla. Colonna sonora di un film horror, nervosi come una forchetta su una lavagna e putridi come un cadavere.
Così ci si trova a definire l’esperienza sonora dei Wolf Eyes all’ascolto del loro EP “Dead Hills” pubblicato nel 2003: tre tracce (una media di dieci minuti a testa) nelle quali viene concentrata tutta l’apocalisse che la scena noise ha potuto creare in questi anni.
Di loro si è già detto tutto: una musica che avvolge, autofagocitandosi e ricreandosi all’insegna di una pregevole ottica di critica sociale facente parte della scena d’avanguardia della musica concreta degli anni ottanta, i cui esponenti vanno sotto il nome di “Mnemonists”, “Rhythm And Noise” e “Negativland”. Un interessante ibrido (o forse meglio dire via d’uscita) tra il concretismo, il noise dei Throbbling Gristle e l’avanguardia musicale dei Pan Sonic, il tutto invischiato in una notte morbosa di catrame.
Al di là di ogni classificazione (perfetta quella di “punk persi in un bosco”), i Wolf Eyes vi metteranno davanti a una mezz’ora di pura follia che sbanda tra il dissacratorio e l’horror, fornendo in qualche caso uno strano connubio tra musica e arte visuale: durante i minuti di silenzio scanditi da suoni notturni e fruscii della title track vi sembrerà veramente di esservi smarriti, e i fischianti feedback seguenti faranno solo esplodere la tensione accumulata in uno strano gioco di disturbo sonoro. Lo stesso disturbo che, a colpi dell’industrial più marcio scandisce la litania smagnetizzata a nome Swans di “Dead Hills 2”, che non sfigurerebbe per nulla come colonna sonora di Tetsuo: The Iron Man. La terza traccia, infine, vede le ritmiche dei Pan Sonic nel loro lato più morbido da una parte, e il punk dall’altra, infilati a forza nel tubo catodico di Aphex Twin.
I Wolf Eyes in definitiva, ci mettono davanti ad una metafisica apocalisse che avanza, mentre il nostro mondo, imperterrito, continua; loro nel frattempo continuano a sviluppare i suoi incubi.