Red Hot Chili Peppers – One hot minute

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L’instabilità è la “conditio sine qua non” del rocker: se, dopo la tragica morte di Slovak e l’abbandono del drummer jack Irons, il nuovo assetto esposto dai Red hot Chili Peppers in Mother’s Milk aveva raggiunto una consolidata stabilità e un buon affiatamento, il soffio inaspettato del successo di “blood Sugar Sex Magik” bastò a rimettere tutto in gioco. Durante un tour interminabile il nuovo entrato Giovannino Frusciante era riuscito, con velocità da record, a somatizzare il suo background da adolescente sfigato godersi la vita on stage di una vera rockstar, assaggiare il dolce sapore del successo e scottarsi immediatamente. Scottarsi nel vero senso della parola, dal momento che toccò al suo compagno Anthony Kiedis estrarlo da una camera in cui era scoppiato un incendio, per via di una sigaretta lasciata accesa sul pavimento dallo strafatto chitarrista. Era l’estate del ‘92 a Tokyo, J. Frusciante stava seguendo troppo scrupolosamente le orme del suo predecessore e pertanto (Brizzi dixit) “è uscito dal gruppo”.
Instabilità si diceva. Di nuovo alla ricerca di un guitarman, i Red Hot arrivano ad inserire un annuncio sul giornale per dei provini che si riveleranno inconcludenti: a sostituire John sarà il già noto Dave Navarro. Tamarro-paura, piercing al capezzolo, occhiale scuro-charming un passato di eccessi, droghe e puttane nei Jane’s Addiction di Perry farrel (un po’ i Guns n’ Roses dell’indie rock). Perfetto per ridare linfa ad un gruppo arenato: a 3 anni dall’uscita di Blood Sugar Sex Magik vede la luce un altro di quei dischi “illustri sconosciuti” adombrati dalla loro controversia o dall’eccessiva luce dei propri predecessori. “One Hot Minute” aggiunge vigore al funky-punk-rock sperimentato in precedenza con elementi inediti: Navarro, oltre all’attitudine zama già accennata, inserisce nel sound dei californiani elettronica, psichedelìa e soprattutto rumorismo. Brani quali Deep Kick o One Big Mob sono folli e confusionari, dilatati all’inverosimile, alla stregua di una jam. Non mancano i pezzi d’impatto commerciale (Aeroplane, Shallow Be Thy Game) ma in genere il disco si avvale di una potenza e una stratificazione sonore del tutto nuove. E all’attitudine scanzonata che continua ad accompagnarli si affianca una vena malinconica particolarmente evidente nelle ballate: gli anni precedenti non erano stati soltanto quelli del successo o dell’abbandono di Frusciante. La morte dell’attore e amico River Phoenix (con il quale Flea aveva recitato in “belli e Dannati” di G.Van Sant) e di Kurt Cobain, entrambe nel 93, segnano a fuoco il mondo dei Red Hot Chili Peppers. Nascono la bellissima ballad “My Friends” e l’altrettanto struggente “Tearjerker” uno dei brani più belli ma meno conosciuti del loro repertorio.
Successivamente il ritorno nella band del figliol prodigo, ripulito ed in piena crisi mistica, rimetterà tutto a posto donando ai Red Hot un capolavoro come Californication e spedendoli nuovamente in pasto alle grandi masse. Il successivo By The Way arriverà poi ad un punto sufficiente per archiviare One Hot Minute come infelice parentesi nella propria luminosa carriera.