Stereophonics – Languace. Sex. Violence. Other?

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Qualcuno sradichi dalle mani di Kelly jones quella Gibson diavoletto e gliela dia in faccia di taglio con violenza. Ma come si fa a far uscire un album così? Cosa stavano facendo i produttori quando il suddetto Kelly è entrato col master disco dicendo come la donna delle pulizie “Noi qua avremmo finito…”.Già perché il nuovo album degli Stereophonics altro non è che un timbro al cartellino, un lp in più da inserire nella discografia, un’uscita nel mercato sperando che qualcuno si ricordi ancora di loro. Ma le canzoni… Canzoni? Qua veramente siamo al limite della decenza!

Il nuovo lavoro degli Stereophonics è vuoto, inutile, scarso e allo stesso tempo piacione, ammicca all’ascoltatore con una serie di luoghi comuni pop-rock cosi classici da risultare al di là del prevedibile. Abbandonata da tempo l’Inghilterra (“Perché non vogliamo essere più legati al Britpop” disse in un intervista lo stesso Jones… Ma se è l’unica cosa decente che sai fare vah!) i Phonics tornano a guardare L’America, diventando un po’ più ruvidi e credendosi più “star”. Atteggiandosi a uomini visetti del music business in un disco che in fondo in fondo ha un pop così frivolo e passeggero che i Travis potrebbero considerarsi gli Einsturzen Neubaten. I brani, bisogna ammetterlo, sono più grintosi e il nuovo batterista che sostituisce Cable fa un ottimo lavoro, dando più spinta alle composizioni che però mancano totalmente di presa, di melodia, di ritornelli, ascolti una canzone e –vi giuro- passata la seguente non te la ricordi più. E la cosa grave è che non ti ricordi neanche “la seguente”!
Il disco da sé non riesce a strappare quell’attenzione e quell’interessamento necessario non solo per farne una recensione, ma anche solo per parlarne un po’, così ti ci devi impegnare, e ti trovi seduto ad una scrivania ad ascoltarlo attentamente, minuziosamente, pensando che in fondo sì, … l’effetto iniziale di Dakota non è male,… carino il wah wah di Superman, ma non solo altro che inutili particolari che se non fanno la canzone immaginatevi poi il disco!
Troppi gli errori in questo lavoro che scendendo nello schematico sono
1- melodia zero – non resta in testa una canzone, i passaggi vocali sono banali e indugiano fastidiosamente sulle note lunghe per sfoggiare una voce da clone di Liam Gallagher che ormai è fuori moda come una maglietta degli Inspiral Carpets. Uno spera di trovare nascosta nella tracklist qualche oasi di salvezza in stile Traffic, ma sembra come se la produzione gli avesse passato un budget stretto, e o si compravano le corde nuove per le elettriche o per le acustiche.
2- durata dei brani troppo lunga – 4minuti e 40? Addirittura la prima 5 minuti e passa? Ma mica siete, che so gli Archive! Ma con che logica indugiare così tanto in un brano quando il pattern stesso della canzone è noioso? Mi spiego, i pattern dei Franz Ferdinand –ad esempio- hanno ritmo, groove. Qua invece si chitarra davvero alla grande, accordoni pieni tutto il tempo che non fanno altro che diluire esageratamente la musicalità già scarsa del pezzo.
3- Arrangiamento troppo ovvio, E se già a J.E.E.P. sembravano tutte uguali pensate voi cosa vuol dire…
4- Poca originalità nei suoni. E questi infami dei Phonics all’inizio mi ci avevano pure fatto credere! I primi secondi di Dakota ho avuto un flash: sembravano i Kent di Isola! Stavo quasi in lacrime, non pensavo potesse succedere, non speravo un cambio così bello… Cazzo è un miracolo! Sì, un miracolo di 30 secondi, appena parte la voce ti rendi conto che niente è stato sfruttato a dovere, e già hai paura a sentire il resto.

Tutti questi errori sono riassumibili ad uno: credersi troppo.
Caro Kelly Jones no, non sei una colonna portante della musica inglese e no, non sei una rockstar pluripagata e no, non sei strafamoso anzi, io stesso ho dubbio di credere che ti riconoscano quelli del tuo palazzo. Una cosa ti veniva bene: il brit pop, quelle canzoncine facili e dirette, essere il caro vecchio Local boy in the photograph che tutti noi vogliamo. Ora invece hai questo stampo americano che ha come modelli quel rock americano per teenager: Eve6, Semisonic, i Fastball, Wheatus. Facendoti il verso, prendendoti in giro, sei lo zimbello di te stesso che senso ha portare avanti da 6 anni a questa parte la stessa identica canzone sbagliata?
Language? Sex? Violence? Other? Other, other…