Dalek – Absence

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Fondamentalmente i Dalek fanno rap, ma anche chi non capisce nulla di black music potrebbe rimanere sconvolto dall’ascolto del loro terzo full lenght. Il trio americano ha dentro di sé elementi che farebbero impazzire qualunque ascoltatore di musica: l’inclinazione al putridume proprio dei Big Black (e strano che Steve Albini non c’abbia ancora messo le mani sopra), le sfuriate d’acciaio dei Mars e un vago ricordo di Ministry e la scena industrial, tutto sotto l’egida urbana di un Dalek che sembra sempre più spesso il fratello psicotico e politico di KRS One, un dj Still che nervosamente lavora sui piatti e un Oktopus delirante ai laptop e consolle. Praticamente Absence non è altro che la declinazione più credibile di quello che oggi potrebbe essere l’hardcore dopo le sfuriate di Big Black e Godflesh sopra una patina di shoegaze talmente marcio da far sembrare le dissonanze dei Jesus Lizard roba per scolarette. Ed in mezzo a tutto questo casino non mancano di infilare un delirio drone-spaziale che fa tanto Justin Broadrick (“Absence”) e un saggio di turntablism da puro manuale old school (“Opiate The Masses”). E qui penso di aver detto praticamente tutto, uno dei capolavori massimi della Ipecac.