Supergrass – Road To Rouen

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Qualcuno li definì, forse esagerando, “classico gruppo da raccolta celebrativa”. E a suo favore arrivò la splendida antologia dello scorso anno, che ripercorreva in lungo e in largo la carriera dei Supergrass, gruppo simbolo del brit pop, uno di quei gruppi che si era soliti accostare a gente come gli Oasis. Ma con troppa fretta non ci siamo accorti che Gaz Coombes aveva forse la miglior voce del movimento in questione e che il gruppo aveva nella manica potenzialità impensabili. Calano l’asso oggi, a 10 anni di distanza del loro importante esordio su disco, con “Road to rouen”, un album assai diverso da quanto musicalmente prodotto sino ad oggi, che mostra una versatilità compositiva e stilistica davvero mirabile. Non più le agitazioni corrosive degli esordi, non più l’urgenza di un rock fanciullesco e piacevolmente confuso, piuttosto un’attitudine adulta su toni rilassati e atmosfere scure e pacate, ben evideziate da pianoforti, chitarre liquide dal sapore vintage, organi e crescendo ritmici d’alta scuola. Il tutto emerge sin dall’iniziale”Tales of endurance”, ideale crocevia tra il folk dilatato di Neil Young e le psico-atmosfere dei Pink Floyd più evocativi. Da applausi la variazione quasi funky che ha luogo nel bel mezzo di un brano che non si dimentica facilmente. Ci si aspetta l’episodio graffiante ma con gran sorpresa si rimane estasiati al cospetto delle incantevoli sonorità notturne, quasi jazzate, di “St. Petersurg”, mentre per “Sad Girl” e “Roxy” si rispolvera il vecchio amore per le melodie in perfetto stile Beatles. Giusto per non risultare troppo seriosi i Supergrass si concedono un paio di minuti di ricreazione a sfondo country western, prima di scivolare nella trascinante title track, che possiede lo smalto degli esordi con in più la maturità del veterano e la passione dell’artista. Un brano splendido, che alterna momenti di (misurata) adrenalina ad aperture melodiche dal grande respiro, formula che si ripete con successo anche per la successiva “Kick in the teeth”. C’è tempo ancora per una deliziosa ballata, “Low C”, in perfetta sintonia col country folk psichedelico degli anni 60/70, un brano che mostra una volta di più le doti da fuoriclasse di Gaz come singer. Un tocco di modernismo nel beat elettronico della conclusiva “Fin”, malinconico ritaglio lunare che continua a guardare al passato nelle sue meravigliose melodie, portate avanti dalla voce trattata di Gaz, anche qui impeccabile. Credo di avervi detto tutto a proposito di “Road to Rouen”, ma proprio mentre riordino le mie idee per concludere la recensione, mi giunge il sospetto che questo sia uno dei migliori dischi rock del 2005. E no: il fatto che duri solo 35 minuti è un benedetto pregio.