Wolf Eyes – Human Animal

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Alla fine i Wolf Eyes sembrano davvero quelli che potrebbero dare una parvenza di fama ad un genere, il noise, che trova il suo destino in migliaia di cd-r sparsi per il mondo diventando materia di pochi appassionati. ‘Human Animal’ è praticamente la summa delle decine di lavori dei Wolf Eyes, un compendio sull’arte dei rumori, un ambient per luoghi disastrati (“Leper War”); d’altronde già precedenti uscite avevano spostato l’ago della bilancia sulle parti di un ambient da guerra (Whitehouse che bussano alla porta), quindi non ci sembra una grande novità che il suono del nuovo lavoro del trio – senza più Aaron Dilloway, con al suo posto Mike Connelly degli Hair Police – giochi essenzialmente sulla rievocazione di scenari sinistri e grotteschi, si affidi a temi di sax stuprati (“A Million Ways”, “The Driller”) e a droni selvaggi, esplodendo di tanto in tanto in atomici mirabili esempi di power electronics (“Rusted Mange”), riscoperte del passato ritmico (“Human Animal”, che sembra prendere piede proprio dalla fine del loro ‘Slicer’) e punk (la cover di “Noise Is Not Music” dei No Fucker). Capolavoro nella misura in cui si danno pace e collaborano con Anthony Braxton (decisamente non il primo stronzo che capita) tirando fuori “Rationed Rot” (già presente nel live ‘Black Vomit’, tra l’altro) e mettendo da parte le sfuriate punk che rischiavano di farli cadere in un empasse madornale (vedi ‘Burned Mind’). Abbordabile nella misura in cui non c’è bisogno di gruppi noise estremi, ma di gruppi noise intelligenti (e ci si mette Nautical Almanac, Hair Police, Peeesseye e Can’t).