Aa. Vv. – Quello che facciamo è segreto

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Sarà bene provvedere a ritracciare i confini della Regione Abruzzo sulla nostra cartina dell’Italia in Musica: cosicché, in occasione del suo prossimo pellegrinaggio fra le tappe obbligate di Milano, Appennino ToscoEmiliano e Roma, il pendolare del Rock medio non mancherà di marcar visita anche a Pescara: laggiù, attorno al Wake Up! e al suo resident dj Umberto Palazzo (voce e chitarra dei Santo Niente) si raccolgono le arterie di un sottobosco musicale che ha del sorprendente per chi non la vive in prima persona, non foss’altro per la varietà di sti(mo)li che lo animano.

Purtroppo pochi tra i giovani rampanti messi in lizza dall’antologia accettano la sfida della lingua madre, il che fa venire meno le speranze di uno scenario “originale” e sposta invece il baricentro verso l’oltreoceano: da lì provengono tanto le scorribande heavy raccolte prettamente nel secondo volume, quanto le sfumature più variegate del primo, in viaggio tra dub ed elettronica ballabile. Se infatti la seconda parte della raccolta tradisce la passione del suo compilatore per le sonorità acide e desertiche, collezionando un bel gruzzolo di accaniti stonerofili ( su tutti i pesanti Zippo, espliciti estimatori di John Garcia e dei suoi Unida ) nel primo cd si perde spesso e volentieri la bussola del rock, andando talvolta a sconfinare nei territori dei club o finanche del reggae, come accade ai solari Il Riscatto di Boisi Bunker. Le ruvidezze dell’ascolto non sono poi quel qualcosa di spaventoso prefigurato dalle note d’introduzione: ad infastidire più che altro possono essere le ingenuità sparse qua e là, quasi inevitabili vista la giovane età dei musicisti coinvolti, ma che in compenso pagano il fio di un livello creativo generalmente elevato. Motivo invece di grandi felicitazioni è il fatto che la “segretezza” enunciata dal titolo non divenga (quasi) mai pretesto per piangersi addosso o compiacersi della propria condizione di “massoni musicali”: per la gran maggioranza di questi musicisti il termine alternativo significa ancora sperimentale, giocoso, meticcio e fondamentalmente libero da vincoli, la qual cosa farebbe ben sperare per la Giovine Italia del rock e per un suo ipotetico futuro da qualche parte fra i club di dance alternativa e il deserto di Joshua Tree.

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