Claudio Rocchetti – Another Piece of Teenage Wildlife

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Mai fidarsi dei propri ricordi e delle proprie convinzioni, sempre che non piaccia ricevere sorprese. Claudio Rocchetti “era” un suo concerto che vidi quasi due anni fa, e di riflesso il suo nome suscitava in me le parole “rumore”, “rabbia”, “violenza sonora”. Arrivati a questo ‘Another Piece Of Teenage Wildlife’ le mie convinzioni su questo musicista si sono dissolte in un batter d’occhio.
In poche parole: il nuovo disco è incredibilmente melodico e tenue, i rumori diventano armonie quasi timide, i maltrattamenti dei vinili diventano appassionati incontri con gli strumenti, e per quanto mi piacesse il vecchio ricordo che avevo ho adorato dal primo ascolto questa sua nuova versione. Non so cosa sia successo, ma per tutto l’album si respira una stanca e rilassata malinconia, dal piano iniziale che sembra nascere da un’austera lezione di pianoforte preadolescenziale color seppia, suggestioni casalinghe e rilassate che proseguono per tutto l’album anche quando entrano in gioco delicati arpeggi di chitarra o tenui rumori ovattati.
Gli ultimi mesi dello scorso anno erano stati illuminati da ‘Theology’ dei 3/4hadbeeneliminated: in questo suo nuovo lavoro solista Rocchetti riesce nell’impresa di riprendere le caratteristiche migliori di quel doppio lavoro, le atmosfere, la capacità di cullare coi suoni l’ascoltatore anche nei momenti in cui gli strumenti alzano la voce, le costruzioni tanto personali quanto precise dei brani che difficilmente permettono cali di attenzione e interesse. Il percorso artistico di questo artista arriva quindi ad una musica che, mantenendo ben vivo il suo lato sperimentale, riesce ad essere unica per calore e spunti sonori.
Rocchetti ridisegna la furia delle sue vecchie composizioni e mantiene la vitalità e il gusto per la ricerca, un album in cui perdersi è meraviglia.