Intercity – Grand piano

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Cambiare restando se stessi. Ecco cosa hanno deciso di fare gli Intercity. Gli Intercity? Certo. Ricordate gli Edwood? Ecco, hanno deciso di prendere una decisione non da poco: cambiare. “Cambiare cosa?” diranno i miei piccoli lettori. Cambiare lingua, cambiare persone, cambiare nome. Decidere di ricominciare da capo restando coscienti della propria personalità. Tredici canzoni in italiano per un progetto dal nome forse non originale o cool, ma solido ed etereo allo stesso tempo, terreno e fantasioso. In copertina ad attendervi ecco un omaggio a quella Kiki de Montparnasse allora ritratta da Man Ray. Dentro invece storie e sentimenti sparsi nei luoghi più disparati. A contatto con persone e personalità, complesse. Da Keith Moon e Annette Walter-Lax immersi in un connubio di eros e thanatos (un primo pezzo già da applausi) all’ennesima musa della terminale Cerbiatti, in un viaggio tra Caterpillar music, Grand piano, Odio Anversa, Strobogomma senza mai perdere quella delicatezza avvolgente propria degli Edwood, in questo caso ancora più giustapposta alla cruda realtà dei testi. Anzi, a poco a poco, tra suoni e parole che ti trapassano da parte a parte, si giunge ad una raffinatezza perfetta. Non riesco a trovare punti deboli in un disco del genere, da ascoltare con attenzione, costruito su tanti livelli, numerosi strati delicatamente uniti da una capacità di scrivere canzoni non comune tenendo ben presente le influenze indie rock e di intimo post rock. Un’evoluzione bellissima.
(Nota importante e da non sottovalutare: è possibile scaricare gratuitamente ‘Grand piano’ dalla pagina myspace del gruppo oppure averlo originale con sole 5 euro. Per dettagli www.myspace.com/intercitytheband)