Le interviste con il Maestro: Paolo Benvegnù – Hermann

Abbiamo trovato molto interessanti le domande poste da Rockit a Paolo Benvegnù in occasione dell’uscita di “Hermann”, nuovo disco dell’artista meneghino. A breve giro abbiamo pensato di rivolgere esattamente le stesse domande al Maestro di Bongiovi e vedere che cosa ci avrebbe detto. Questo è il risultato della nostra chiacchierata

Raccontaci questo disco:
Ti do solo tre verità: morte, masticazione e amore

Le figure mitologiche (Andromeda), quelle religiose (Moses), i riferimenti letterari (Achab e Sartre) hanno un intento divulgativo, tipo la Rai degli anni d’oro che faceva i teleromanzi sui grandi classici e far appassionare alla letteratura anche gli spettatori meno istruiti, o vogliono creare dei corto-circuiti con le storie che raccontano?
Gli anni d’oro della Rai sono adesso. Divulgativa si, ma solo per pochi eletti, soprattutto a letto.
Su Andromeda, ovvero il cavaliere più frocio dello zodiaco,  mi hanno mandato un sacco di email creando la famosa catena di Andromeda: sarà arrivata anche a Benvegnù (è lecito presumere che possa allungarsi all’infinito).
Spero che a Moses non sia mai scappata la catena, per un ciclista è piuttosto imbarazzante.
Gli altri non li conosco. mi daresti i lori contatti email?

Ma nel suo disco precedente, “Le Labbra”, c’era una concretezza bella, ha davvero restituito il sesso in tutti i suoi aspetti, fisici e no. Ora, invece, si lancia nell’imbastire un percorso metaforico sull’evoluzione dell’uomo moderno. Mi puzza un po’ di esercizio di stile.
Si scusami, me ne è appena scappato uno, di esercizio di stile. Ho fatto merenda con Pane, Devoto e Olii.
Per quanto riguarda “Piccole fragilissime labbra” mi ci sono dei gran film su quel disco. Vuoi vedere?

In “Hermann” leggo un senso di disillusione pesante. Anche l’ultimo brano, “L’invasore”, nonostante le voci dei bambini in spiaggia e il suono rilassante delle onde, non mi pare proprio un happy end.
No però,  non facciamo confusione. L’happy hand era dedicata solo al disco precedente. Vuoi vedere?

Ah, si?
Si, si ce l’ho qui la brioche

A parte il “chiudi in scatola il tuo cuore“, che a mio avviso comunica una certa tristezza, nel pezzo traspare la paura di essere invasi da invasori non ben definiti.
Non vedo il nesso tra le due cose: paura e tristezza sono due concetti molto ben distinti, soprattutto in benvegnù.ma anche in generale. Il fatto di mischiarli è uno dei grandi equivoci contemporanei.

E cosa c’è di sereno nell’aver paura?
Beh per esempio non dovrò mai pagare i contributi al mio cameriere camerunense, il mio cameruniere, come mi diletto a chiamarlo io, perché ha paura che lo denunci come clandestino. a proposito..vieni qua Appiah, vammi a ‘pià una retzina,..tu vuoi qualcosa?

Niente, grazie. Non riesco però a capire come Benvegnù faccia a descrivere la quotidianità delle persone con un disco come Hermann
Ma perché tu non hai  mai “abusato  d’alcol come flusso di coscienza quando stai tremando per la tua esistenza?” io lo faccio tutti i giorni all’ora del brunch, invece di leggere il giornale

Si ma non te ne tiri fuori del tutto, anche tu parli di panegiornalisti e di borse nere.
Se ti riferisci alle mie occhiaie è tutta colpa di Marzullo.

Prendo un attimo la sua “Io ho visto”. C’è una cosa che mi ha sempre affascinato: perché quando si parla di uomini alla fine scatta il momento “Blade Runner”, il bisogno del “Ho visto cose che voi umani…“.
Nel bordello di Istanbul dove sono socio onorario ho visto cosce che voi umani..

Benvegnù è un cantante di quarantacinque anni, secondo te  è  a fine corsa?
Penso proprio di no. io a quell’età ho scoperto che essere affetti da tubercolosi dava un effetto particolare a chi suonava ottoni. Ho reclutato e prodotto una band composta solo da musicisti malati. il nostro primo disco è stato un grandissimo successo. avevamo appena raggiunto la vetta delle classifiche quando ahimè ad uno ad uno i componenti hanno iniziato a scalare la vetta del Signore. Bon jovi usa ancora il polmone di uno di loro come cuscino nel tour bus.

In Good Morning Mr. Monroe Benvegnù critica Miller
Anch’io ho scritto un pamphlet Good Night Mrs. Patton dove critico duramente il sufflè della moglie di Mike. Sono in disaccordo con Benvegnù, il passato di verdure non si doma con la masticazione, a meno che non vi inzuppi del pane stilizzato. Che differenza c’è tra questa stilizzazione e il descrivere l’amore con le simmetrie geometriche?
Questo mio pamphlet è stato accusato duramente dalla critica con l’accusa di “tra Patton e Patton non mettere il Piatto” altrimenti TraPattoni non ce l’hai nel sacco. Non trovi?

Mah.
Credo che già precedentemente ebbi modo di dire che tante volte il tocco delle campane è bene sentirli tutti. In genere c’è il din don dan nelle campane, no? Sentire magari il solito rintocco din din din va a finire che non si sente il don dan, quindi c’è un’altra musica. Io ho voluto chiarire alcuni concetti”

Trovi che Miller fosse didascalico, il suo stile così crudo era fine a se stesso?
Non sono né la Lollobrigida, né Merilyn, non merito tante attenzioni, sebbene spesso abbia anch’io un bel culo

Anni fa circolava la voce che Benvegnù avrebbe pubblicato solo più un disco e poi si sarebbe ritirato. È questo?
Può essere, si..già adesso mi sembra più magro.

Non si sarà rotto di fare il cantautore?
Non credo, facendo questo lavoro si ha modo di conoscere grouppie di ragazze e di…

… finalizzarle?
il mezzo giustifica la finalizzazione. e poi non costa nulla.

Non hai del rancore da sfogare dopo 30 anni di carriera la musica non ti da ancora da vivere?
Non mettiamo il carro davanti ai buoi, ma lasciamo i buoi dietro al carro

Talento del bue?
Si da monta

Cosa ne pensi della discografia?
Oh ecco appunto hai toccato la vertebra dolente. Dalla discografia si evince che non avrei dovuto reggere la batteria dei Monotonix durante il loro ultimo live. Il responso è ernia del disco.

Intendevo: cosa ne pensi delle etichette discografiche servono ancora?
Si ho provato per un periodo a fare a meno delle etichette. Dopo aver letto No Logo di Naomi Klain ho vissuto facendo a meno dei marchi da qualsiasi prodotto. Poi è successo un fatto increscioso: durante un’orgia con personaggi del music business ho scambiato la vasellina col Vicks Vaporub

Fuori i nomi
Beh c’era Richie Sambora, Katia Rocciarelli, Lady Gang Bang e avevo dei Neri per Casa..sai com’è. A cose fatte arrivò anche Vissicchio, pensò lui a portarmi al Fate Bene Fratelli. Abbiamo preso la Linea 77 da Boosta ar Sizio.

Spesso te la prendi con chi fa musica di mestiere, i nomi citati più di frequente. I nomi più citati sono Subsonica e Linea 77
È come sparare sulla croce rossa, infatti ho preso l’autobus.

Però anche tra le righe delle interviste a Benvegnù leggo una certa rabbia verso il mainstream, contro radio dee jay, Sanremo…
Io invece penso che Yngwie  Malmsteen sia un chitarrista più che in gamba, direi yngwienale.

È un processo alle intenzioni però non pensi ci voglia anche un po’ di fiducia?
Si nel nulla migliore.

E su chi ha reinterpretato le canzoni di Benvegnù – Mina , Marina Rei, Giusy Ferreri e Irene Grandi – che giudizio dai?
Io preferisco la reinterpretazione di “Io ho visto”  che ne hanno fatto Aleandro Baldi e Annalisa Minetti. Io stravedo per loro. Loro invece non mi possono vedere, me ne farò una ragione.

Ti piace l’ultimo dei Verdena?
A WOW preferisco il VOV.

Torniamo ad Hermann. Facciamo l’analisi del testo. A Benvegnù piace giocare con le parole? In Moses scandisci “come Ulisse poi distruggi senza senso Troia” in modo che Troia suoni anche come una imprecazione. È Voluto?
La palla non è sempre tonda, a volte c’è dentro il coniglio. Lo vuoi vedere?

“Anima, Ascoltate” Benvegnù da del voi all’anima?
Si è una formalità leggere all’anima i suoi diritti prima di reincarnirsi, una sorta di Karmina Police.

Esisteranno dei nomi che sostituiranno i miti dei miei genitori? Dalla, De Andrè, Tenco e compagnia cantante.
Dei nomi che hai citato preferisco i Compagnia Cantante. I miei genitori si sono conosciuti dalla vita in giù, de andre e de dietro, ad un loro concerto. Conservo ancora una foto del mio concepimento nella fodera del cuscino, ci Tenco molto.

E non hai paura che Benvegnù si affidi nelle mani sbagliate?
Volevo fare un appello a Paolo di affidarsi alle mie cure manageriali e termali.
Ho qui una piscina ripiena d’acqua ragia d’oltralpe che addolcisce il diaframma e facilita il registro di petto. Io ci vado spesso.

Tu di Pancia?
No di corpo.

No, prenditi tu la responsabilità di quello che scrive. Hermann mi piace meno ma i primi suoi dischi dovrebbero finire sui libri di scuola.
Io sono per il metodo Endrigo Montesano: sono i libri di scuola che dovrebbero finire nei dischi.

Cos’è che avevi detto su Endrigo?
No guarda non ho niente contro chi si chiama Endrigo, ho un sacco di amici che sono degli endrigo: Endrigo Beruschi, Endrigo Renzulli, Endrico Ruggieri,..e non solo italiani, ci sono anche i messicani Endrigo y Gabriela ma anche Endrigo y Glesias..insomma un Endrigo Internazionale.

A proposito di Bon Jovi qual è l’influenza che il tuo caro John ha avuto in questo disco di Benvegnù?
Paolo ha sicuramente il vinile originale di Living’ On a Prayer perché il titolo del disco fa evidentemente riferimento al verso “working for her man she brings home her pay for love – for love”. Per cui direi che è un chiaro attacco alla società matriarcale che vi affligge.

  • Sandra

    voi siete pazzi…ma ho riso troppo!