Ben Frost – A U R O R A

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È un’anima espansa quella che può fare musica. E le anime vengono espanse, stirate, dalla trazione esercitata dagli opposti: punti, gusti, desideri, lealtà opposte. Dove non esistono polarità, dove le energie fluiscono senza problemi in una sola direzione, si faranno molte cose, ma non musica, si farà molto rumore, ma non musica. La musica è creata dall’incontro del suono e del silenzio, la musica è creata dagli opposti
Osho

Musica ed energia, musica ed espansione. Musica e collisione di forze, di corpi celesti. Musica che accelera particelle, che scinde atomi. Il disco che diventa un’entità a se stante rispetto all’artista che lo genera. Questo è A U R O R A. La creatura di Frost, allievo e pupillo di Brian Eno, sembra in tutto e per tutto dotata di una propria anima, aggressiva e prepotente ma profondamente onesta, mai compromessa, stante in una dimensione polisensoriale in cui l’ascolto induce spontaneamente all’immagine. Composto su un laptop mentre si trovava nella Repubblica Democratica del Congo a lavorare sulla colonna sonora di The Enclave, installazione video dell’artista Irlandese Richard Mosse, l’album esprime grandissima urgenza. Imperativo categorico: dare forma ad emozioni e sensazioni incontenibili e violente. Frost lavora allo scheletro dell’opera in condizioni proibitive, quali la mancanza di uno studio, la carenza di energia elettrica, il dover comporre in ritagli di tempo, negli orari più insoliti: condizioni che sicuramente contribuiscono ad acuire il senso generale di impellenza che scaturisce dal disco.

Una musica a tratti spaventosa, avvolgente ed incontaminata come la foresta, violenta come l’occhio del ciclone, sintetica ma capace di rievocare spontaneamente la ferocia di un disastro naturale, uno scontro tra zolle terrestri, un’onda anomala. Supera la dance, la noise, è fusione di ritmi tribali e forme di vita bioluminescenti, grande della collaborazione di artisti del calibro di Thor Harris (SWANS), Greg Fox (ex-Liturgy) e Shahzad Ismaily. Un escalando di energia che aumenta da traccia a traccia e nel fluire della traccia stessa. Flex come l’accensione di un propulsore poi Nolan, migliaia di lampadine che scoppiano nello stesso momento. Secant, che scivola in Diphenyl Oxalate e ha lo stesso colore dello sfarfallio dei neon di un terminal container, riflessi sulle acque nere di un porto nella notte. Venter, da Craig Venter, biologo che creò in laboratorio la prima cellula artificiale con DNA sintetico in grado di emulare una qualunque altra cellula vivente. Metafora innegabile del disco stesso, creazione sintetica che suscita emozioni umane, autentiche e lancinanti.

E così come un essere umano A U R O R A non è solo un disco, è un interlocutore, un’entità che richiede nell’ascolto la più completa attenzione ma che dona in cambio un’esperienza prodigiosamente intensa che porta al dialogo con le proprie emozioni più profonde: è un’espansione dell’anima.

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