God is an astronaut @ Orion Club (Roma) – 14 ottobre 2015

Non è la prima volta che ci ritroviamo sotto il palco dei God is an astronaut e la sensazione a fine concerto è sempre la stessa: desideriamo rivederli ancora. Se risuonassero domani si continuerebbe a scalpitare ed a sudare emozione nella trepida e sognante attesa. Atmosfere eteree, cupe, un viaggio attraverso galassie sonore lontane, con punte martellanti di trash metal in doppia cassa: davvero un gioiello raro ed ancora squisitamente originale nel panorama internazionale del post rock. L’allerta meteo su Roma non frena gli appassionati che riempiono l’Orion, ed i fratelli Kinsella ricambiano la fiducia ipnotizzando i presenti con brani tratti dal loro nuovo lavoro Helius. Erebus mescolati ai vecchi cavalli di battaglia: “Echoes”, “From dust to the beyond”, “Forever Lost”, “Suicide by Star”, “Route 666” e regalando battute e sorrisi alcolici al merchandise point in perfetto Irish style. Il palco è già poco illuminato di suo ma Torsten Kinsella chiede di spegnere completamente i fari, un po’ per complicare il lavoro di noi fotografi, un po’ per acuire l’atmosfera intensa e velatamente oscura di una notte che è finita nell’attesa di un’altra notte così.

di David Gallì