Jambox – Spleen

Acquista: Voto: (da 1 a 5)

Sarà stato l’entusiasmo per il ritorno sulle scene dopo vent’anni dei My Bloody Valentine o colpa del fuso, ma i più attenti avranno notato come da circa un paio d’anni a questa parte anche in Italia si è cominciato a fare shoegaze e il fenomeno pare niente male.

Uno dei gruppi che sta sbocciando da questa nuova fioritura è quello dei Jambox, giovanissimo trio torinese, che a giorni uscirà con il nuovo “baudelaireiano” EP intitolato appunto “Spleen”. Automatici quindi i riferimenti ad angoscia, noia e malessere esistenziale a cui ogni nuova generazione sembra essere sottomessa e di cui il nostro Charles se ne fa portavoce. La strada dall’Italia alla Gran Bretagna è breve, sia per gli attestati di stima ricevuti oltremanica che per le influenze che spaziano da Slowdive fino ai più moderni Horrors.

Il disco contiene cinque tracce nelle quali si amalgamano schitarrate incessantemente noise/lo-fi accompagnate da melodie dreamy. Il classico etereo muro di suoni che si innalza è sostenuto da una buona sessione ritmica e da una parte vocale più cupa, quasi ansiosa, che volutamente si lascia travolgere dalla persistente energia della chitarra. La struttura dei brani è semplice e di stampo classico, capace in certi frangenti di lambire le atmosfere dark dei Cure.

Questo “Spleen” è un lavoro dal background robusto. Nonostante abbiano soltanto 18 anni i Jambox sembrano avere già le idee ben chiare su quale sia il progetto da costruire, mostrando una convinzione fuori dal comune. Gli elementi per riscuotere pareri positivi ci sono tutti, l’esperienza potrà fornire ulteriori possibilità di modellare un suono ancora più “personale”, nel frattempo però, abbiamo avuto la prova che anche in Italia c’è qualcuno che sa come fissarsi le scarpe.