Paolo Conte live @ Postepay Sound (Piazzola sul Brenta) – 8 Luglio 2016

Sotto le stelle (del Jazz), nell’incantevole cornice dell’Anfiteatro Camerini, per un’ora e mezza il pubblico ha ascoltato estasiato le note e le parole di questo grande cantautore italiano.

Accompagnato da musicisti di altissimo livello Paolo Conte sale sul palco, saluta il pubblico con un cenno del capo, si avvicina al microfono e inizia a cantare con quel sorriso storto, compiaciuto ed ironico.

Un grande artista che non ha bisogno di presentazioni, che col pubblico non parla, ma lo ringrazia con lo sguardo, roteando le mani nell’aria durante l’applauso, con l’eleganza e la signorilità di un uomo d’altri tempi.

Spazio alla musica, quindici pezzi in scaletta che sembrano sempre troppo pochi per chi conosce a memoria il suo vasto repertorio frutto di oltre quarant’anni di carriera. Ma sono quindici pezzi suonati con intensità e passione, grazie anche ad una band di dieci musicisti in grado di passare con disinvoltura da uno strumento all’altro (tra cui oboe, fagotto, sax, violino, fisarmonica, marimba, percussioni) e dare ancora più spessore alle canzoni, con alcune punte di virtuosismo ineccepibile (tra cui la splendida “Diavolo Rosso” che fa trattenere il fiato a tutto il pubblico, ma anche la malinconica “Alle Prese con Una Verde Milonga“, passando per le più recenti “Snob” e “Tropical” ).

Paolo Conte alterna brani al microfono, in cui lascia il pianoforte nelle sapienti mani di Daniele di Gregorio e Massimo Pizianti, e brani in cui è lui stesso ad accompagnarsi. Le sue dita sugli 88 tasti si muovono senza bisogno di orpelli di forma, ma quasi lasciandosi cadere svogliate, pestando i tasti con apparente noncuranza, sfiorando le note, giocandoci e trasformandole in quella cosa che “se non sai cos’è, allora è jazz“. Lui siede un po’ di tre quarti sullo sgabello, si volta a guardare compiaciuto i suoi musicisti, li segue con attenzione, a tratti appoggiando il mento sulla mano.

Le mani, dicevamo. Quelle di Paolo Conte non si fermano mai. Quando è in piedi davanti al microfono prova a tenerle appoggiate lungo il corpo, ma poi si contraggono, iniziano a scandire il tempo, seguono la musica, iniziano a dirigere con movimenti decisi,  descrivono l’aria e la rendono parte della musica.

Un’ora e mezza è dannatamente poco quando si è davanti a tanta intensità, quando si viene trasportati dalle storie di vita e dai personaggi affascinanti, eroici, malinconici che popolano da sempre le canzoni del cantautore, paroliere e polistrumentista astigiano.

Ma davanti a tanta semplicità, davanti a questo uomo dall’aria mite e al tempo stesso intrigante, un concerto interpretato con professionalità, cura ed emozione è tutto quello che si può chiedere e per cui si deve ringraziare, con un lungo applauso, tutti in piedi a luci già accese. Bis, “Via con me“.