All posts by Max Barulli

About Max Barulli

Studente di Etnomusicologia @ La Sapienza, Roma. Mi interesso di tutto ciò che ruota intorno alla Musica e di tutto ciò che è Musica. Pop, Rock, Blues, Indie, World Music e contaminazioni.

Lali Puna – Two Windows

Lali Puna – Two Windows

La voce, come spiega la cantante, è stata registrata in casa, per avere un senso profondo di intimità. C’è spazio per l’indietronica, invecchiata bene ai rimescolamenti urbani di oggi, e per una “Her Daily Black” capace di unirsi alla lisergica “The Frame” in nome della creatività. Two Windows è un’esperienza sonora più che un album. Entra con personalità nel mainstream musicale, rimanendo unico nel suo genere, consolidando il buon nome della band tedesca.

The Pain of Being Pure at Heart – The Echo of Pleasure

The Pain of Being Pure at Heart – The Echo of Pleasure

Non è proprio il loro lavoro più interessante, tenendo conto che della formazione originale è rimasto solo il cantante, ma di sicuro è un ottima modo di passare i tiepidi sabati sera autunnali. Suono ricco, deciso, che strizza l’occhio alle nuove tendenze, ma rimane saldo al calderone indie – l’etichetta è la loro e la produzione molto homemade, forse una delle poche cose che ancora si possono definire indie.

Bedouine – Bedouine

Bedouine – Bedouine

Il fatto è che se si considera l’album da un punto di vista musicale e artistico in senso stretto rimane un lavoro importante, decisamente ben fatto con punte artistiche molto alte, come per “Back to you”, “Nice and quiet” o “Mind’s eyes”. Se, però, si inserisce in un contesto più ampio pecca d’identità, di carattere, rimanendo uno dei tanti album belli usciti durante l’anno, un compito ben fatto, ma nulla più. Peccato.

Imagine Dragons – Evolve

Imagine Dragons – Evolve

Passando alle cose formali, Evolve non è Night Visions e a molti dispiacerà. Pochi brani rilevanti (“Not Today”, colonna sonora del film “Me Before You” è un lavoro di ricalco in stile Coldplay), qualche alto, pochi bassi, ma tanto appiattimento. Sulle ali dell’entusiasmo l’album merita diversi ascolti, ma va perdendosi e rimangono i rimpianti per il calo qualitativo dall’inizio della carriera. Il pubblico non ne è all’oscuro, ma, probabilmente, si accontenta. Le classifiche parlano chiaro: Night Visions ha superato ogni più rosea aspettativa, nessun altro album o singolo ha raggiunto quel successo. Resta la discrezione, probabilmente l’unica grande nota di merito di una band che vuol essere ancora una band.

Fleet Foxes – Crack-Up

Fleet Foxes – Crack-Up

Ad ogni ascolto Crack – Up si arricchisce di elementi nuovi. Emergono in primo piano ogni volta strumenti e passaggi differenti, creando una musica in costante mutamento, a seconda del punto di vista che si vuole adottare: meditativa, estatica, razionale o immaginaria. Lasciandosi trasportare dal flusso sonoro dei Fleet Foxes si rimane intrappolati in un viaggio psichedelico contornato dall’afa estiva, che regala visioni mistiche e «il suono di un uomo che contempla una sconfitta che si è messo alle spalle».

Kasabian – For Crying Out Loud

Kasabian – For Crying Out Loud

Nel nostro paese la band possiede un vasto seguito, come dimostrano le numerose date del 2017. For Crying Out Loud (5 maggio 2017 per Columbia) è andato piuttosto bene, e la band ha fatto il giro di radio (105, Deejay) e tv (E Poi C’è Cattelan) – sebbene nella sfida con Cattelan abbiano dimostrato quanto il calcio inglese, al momento, debba ancora mangiare qualche panino per tornate al top aka per vincere hanno bisogno degli italiani, Ranieri-Conte docet.

Levante – Nel Caos di Stanze Stupefacenti

Levante – Nel Caos di Stanze Stupefacenti

Quest’anno è particolarmente intenso per Levante, che vede l’uscita dell’album e della prima fatica editoriale in forma di romanzo: Se non ti vedo non esisti. Scelta da giocatore di poker in stile Mark Wahlberg in The Gambler (pessimo film del 2014), remake del film 40.000 dollari per non morire del 1974: gioco tutto, se va bene faccio il botto, se va male… Non va male. Alla fine film come questi finiscono sempre bene. Levante ha scommesso tutto sul 2017; a fine anno tirerà le somme, tanto spettano solo a lei.

Cold War Kids – L.A. Divine

Cold War Kids – L.A. Divine

A undici anni dall’esordio e a tre dall’ultimo “Hold My Home”, i Cold War Kids optano per l’ode alla città di Los Angeles. Del resto, Nathan Willett (cantante della band) intervistato da Louderthanwar, manifestò già in tempi non sospetti la volontà di raccontare i cambiamenti di L.A.: «For me, having grown up all around Southern California, and having always had an image and idea of LA, and seeing it changed over the years, I wanted to try to recontextualize, and reinvent some people’s impression of it».

Gazzelle – Superbattito

Gazzelle – Superbattito

Non c’è un vero e proprio crocevia in questa ondata sinthy-indie-cantautorale mainstream degli anni Dieci. Un po’ i Baustelle di “Charlie fa Surf”, il primo Bugo, molto Le Luci della Centrale Elettrica, ma sono stati soprattutto I Cani de “Il sorprendente album d’esordio de I Cani” ad aver fatto breccia nei cuori hipster tardo adolescenziali dei ventenni d’oggi. Ad affiancarsi, ognuno a modo loro, a Niccolò Contessa sono arrivati i Thegiornalisti, Calcutta, Giorgio Poi e i vari Cambogia, Canova e Gazzelle.

Grandaddy – Last Place

Grandaddy – Last Place

Non sembra siano passati undici anni dall’ultima uscita discografica dei Grandaddy, quel “Just Like The Fambly Cat” che si apriva con la frase: «What happened to the Fambly cat?». In molti si saranno fatti la stessa domanda riferendosi a loro, dovendosi poi “accontentare” di una reunion (2012) senza uscite discografiche. Tuttavia una decade non li ha cambiati. I Grandaddy riprendono il discorso da dove l’avevano lasciato, sebbene Last Place (3/03/2017, 30th Century Records) si avvicini maggiormente all’idea musicale proposta in Sumday (2003) piuttosto che quella più elaborata di Just Like The Fambly Cat, dettagli.

Strand of Oaks – Hard Love

Strand of Oaks – Hard Love

Dopo un album di successo, con un’ottima reazione da parte della critica, è sempre difficile ripetersi. Cambiano le dinamiche, il momento, i temi, gli strumenti e la testa; certe volte non sarebbe nemmeno giusto continuare a insistere su quello che è stato e confrontarlo con quello che è ora. Heal (ma anche Pope Killdragon) è stato un album introspettivo, ricco, ispirato, che ha colpito dritto nel profondo; Timothy Showalter aka Strank Of Oaks era riuscito a far parlare molto bene si sé. Tre anni dopo (17/02/2017) esce Hard Love e la nebbia Folk Rock si disperde mostrando un panorama Grunge, ruvido, più rabbioso rispetto ai precedenti lavori.

Jumping The Shark – Amami

Jumping The Shark – Amami

Amami è un album complesso, maturo, musicalmente diverso dalla “solita” concezione di power duo. I Jumping The Shark hanno trovato la giusta dimensione dove entrambi mostrano al meglio le proprie potenzialità. Se anche nei live troveranno questo equilibrio, il 2017 potrebbe essere un grande anno per loro.

Teta Mona – Mad Woman

Teta Mona – Mad Woman

L’atmosfera rilassata che caratterizza le composizioni, spinge la mente verso le terre salentine, qui invase da persone provenienti da ogni dove. Al Reggae unisce certo Soft Jazz, i fiati, le tastiere in levare ed una voce ipnotica che percorre scale talvolta scomode, a tratti dissonanti: intelligentemente costituite da un mix dai lineamenti esotici ma impegnati. Spruzzate di Dub e richiami etnici.

The Pack A.D. – Positive Thinking

The Pack A.D. – Positive Thinking

Positive Thinking è invece il disco di reintegro all’interno del proprio contesto primigenio. Riemerge la grinta e con lei le distorsioni – all’inizio di “Anyway” riecheggia il riff di “Born to be Wild”. Il risultato non si discosta da quelli che sono gli standard di genere, ma il duo riesce comunque a far emergere la propria identità mediante l’urgenza d’approccio agli strumenti (chitarra e batteria) a cui accostano melodie vocali trascinanti come il ritornello di “So What”.