Recensioni

Sorge – La guerra di domani

Sorge – La guerra di domani

Emidio Clementi, accompagnato da Marco Caldera, riesce con calcolate architetture verbali a rendere limpida l’esistenza, come se tutto fosse immobile in un diorama. La bocca di chi racconta si limita a scattare fotografie esenti dalla dimostrazione del vero, attributo certo.

Violent Femmes –  We Can Do Anything

Violent Femmes – We Can Do Anything

We Can Do Anything conserva la bellezza fresca dello stile del gruppo, la semplicità indolente delle strutture compositive sghembe che colpiscono l’ascoltatore. Non c’è nulla di nuovo da aggiungere a quanto già detto, ma quello che scorre si lascia piacevolmente ascoltare. We Can Do Anything è un po’ il negativo di quella storica copertina con la ragazzina che guarda attraverso una finestra sgangherata, scovando questa volta le ombre del suo passato.

Kanye West – The Life Of Pablo

Kanye West – The Life Of Pablo

Abbiamo aspettato. Abbiamo aspettato molto prima d’imbastire un discorso su The Life Of Pablo. Un po’ perché c’erano troppi tweet e troppe stronzate che ci distoglievano dal contenuto musicale più stretto; un po’ perché ci sembrava un demo o un mixtape (e forse lo è).

Nada Surf – You Know Who You Are

Nada Surf – You Know Who You Are

Loro, da sempre legati alla scena musicale di New York, ma anche al sound Grunge della Seattle dei primi anni novanta, stavolta lasciano trasparire influenze europee inaspettate – come quel Power Pop inglese di inizio anni ottanta di cui Jools Holland è stato alfiere per esempio.

WAH ’77 – Bet On It

WAH ’77 – Bet On It

Immaginate per un attimo i DOA di Hardcore ’81 rapiti dallo spirito scanzonato dei The Dickies (“Nasty Boyz”), i fratelli Codeluppi (Raw Power) al fulmicotone (“Violence”), e la risolutezza dei Circle Jerks degli episodi più veloci svuotata dal nichilismo e portata verso lo scazzo Ramonesiano. Avrete Bet On It, e vi pare poco?

S.O.A.B – Soabology

S.O.A.B – Soabology

L’estetica della band, benché così eterogenea, viene saldamente edificata sopra le fondamenta salde di Kyuss e dei più recenti Alabama Thunderpussy. Un connubio capace di generare quel binomio ben compatibile fra divagazioni Space-Desert-Rock (“Where Are We Going?”) e indomita potenza di fuoco. Un buon esordio.

Bob Mould – Patch the sky

Bob Mould – Patch the sky

“Patch the sky” è un disco che suscita reazioni contrastanti, come se fosse la colonna sonora college-rock di un filmino girato all’ospizio. Ma sappiamo bene che Bob è ancora lontano dalla pensione, figuriamoci dall’esilio.