Recensioni

Editors – In Dream

Editors – In Dream

Il risultato è senza dubbio di valore, ma soprattutto di rilancio per una band che, forse, ha deciso di mettere radici profonde nella storia del pop Inglese. A volte c’è bisogno di un po’ di silenzio e di un sogno per ritrovare il senso di un percorso musicale.

CHVRCHES – Every Open Eye

CHVRCHES – Every Open Eye

Se avete la necessità di introdurre “enfasi ad azione rapida” che investa il corpo prima del cuore, Every Open Eye può andare anche bene, ma se c’è bisogno di ambivalenze, ironia accidentale, disillusione e nostalgia pesante, bisogna cercare altrove.

Patton – C

Patton – C

Questo è “C”, un Caleidoscopio in equilibrio tra esperienze, consapevolezza e fonti storico-geografiche, mixato e masterizzato dagli stessi fratelli Bodson, gelosi custodi del sapere, uniti da una sola anima e attenti alla scrittura quanto all’utilizzo della canzone come strumento.

Metric – Pagans In Vegas

Metric – Pagans In Vegas

13 tracce ancora parecchio influenzate da quelle chitarre rock classiche capaci di fondersi con synth e giri di basso, che non tanto lontanamente richiamano la wave analogica degli anni ’80 e che Emily Haines riesce ad armonizzare con la sua voce ed i suoi testi.

Keith Richards – Crosseyed Heart

Keith Richards – Crosseyed Heart

E così, senza prendersi particolarmente sul serio incide un disco come Crosseyed Heart, che affonda le sue note nelle passioni più selvagge di Richards: il reggae delle origini, il rock più essenziale fino a quel blues in omaggio a Charlie Patton e Robert Johnson che tanta influenza ha avuto sulla nascita degli Stones.

Ought – Sun Coming Down

Ought – Sun Coming Down

Trame ispirate, abrasive contaminazioni wave, virate post-punk. Le stesse collaudate formule che appena un anno fa si tingevano di referenze eccellenti – Television, Talking Heads, Gang of Four – stavolta assumono un tono più flessibile e sperimentale.

Opez – Dead Dance

Opez – Dead Dance

Con certi rituali bisogna stare attenti, e per fortuna gli Opez sono dei musicisti e non degli sciamani; scheletri e funerali sono solo per gioco, anche se ascoltare il loro disco all’alba o al crepuscolo fa un certo effetto.

Jaga Jazzist – Starfire

Jaga Jazzist – Starfire

Certo, non si può parlare di lavoro organico rimanendo ancorati a un concetto di organicità che guarda al rock o a un certo tipo di musica elettronica. Qui c’è sempre una sperimentazione controllata, c’è follia, ci sono i fraseggi e gli assoli che il jazz richiede.