Recensioni

Cymbals Eat Guitars – Lose

Cymbals Eat Guitars – Lose

Tutto funziona, culminando sul finale in una “2 Hip Soul” capace da sola di ridefinire il concetto stesso di ‘implosione’. Completi, compatti e dotati di una varietà di soluzioni invidiabile nel contesto Indie-Rock, entrano di diritto nel novero delle scelte consigliate per gli amanti del genere.

Esben And The Witch – A New Nature

Esben And The Witch – A New Nature

Infondo, il problema di questo disco è che, dopo il tornado della suddetta “No dog”, tutto l’insieme, dalle melodie, fino alle trame di basso e chitarra, si avviluppa su di sé, senza più regalare forti emozioni. E non basta qualche squillo di tromba, o un pugno di vocalizzi alla Patti Smith nella penultima “Blood teachings” , per destarci dal torpore. Senza contare che la durata spesso eccessiva dei brani risulta ingiustificata rispetto all’effettiva quantità e qualità di spunti che possiedono. Si ha quasi la sensazione che le parti strumentali fungano da mero pretesto per i lunghi monologhi di Rachel. Ma forse mi sbaglio. Fatto sta che, sulla lunga distanza, a prevalere è la noia.

SBTRKT – Wonder Where We Land

SBTRKT – Wonder Where We Land

Un album che vive in definitiva più delle anime altrui che della personalità seppur talentuosa di SBTRKT. In parte convincente con alcuni momenti piacevoli e di qualità, ma carente in primis di un’incisività individuale e di forti sensazioni emotive ancora tutte da estrapolare.

And So Your Life Is Ruined – S/t

And So Your Life Is Ruined – S/t

La suggestione è rappresentata dalla spiaggia Riminese al calar del sole. Storie d’amore e di sensibilità ispirata dalla Brooklyn di Alexander Schwarzenbach (Jets To Brasil) – Febbraio, il singolo -; rileggendo certi Jimmi Eat World – Perchè Non Siamo -, abbandonandosi alla catarsi dell’ultimo Jonah Matranga (Far, Onelinedrawing) – 308 Negra Arroyo Lane -. La nostalgia Nineties dell’opener ‘Berlino’ fa il resto, ricordandoci quel momento di magica introspezione giovanile, che dopo la tempesta degli anni d’oro del pogo, ci accolse nel suo ventre benevolo.

J.Mascis – Tied To A Star

J.Mascis – Tied To A Star

Almeno un paio di pezzi, specie tra quelli più pacati e introspettivi (“Heal the Star”, “And Then”), suonano come occasioni mancate, piccoli capolavori in potenza a cui una maggiore dose di sperimentazione sonora avrebbe potuto conferire quella personalità di cui “Tied to a Star” sembra avere un forte bisogno. Nell’insieme, l’abum avrà poco da dire a chi non ha già familiarità con gli altri lavori di J Mascis, mentre ai fan regalerà qualche perla altrimenti irreperibile altrove.

Merchandise – After The End

Merchandise – After The End

Ma può anche essere che Carson Cox sia in fondo un dignitosissimo Chris Isaak aggiornato e magari corretto. Piuttosto, ciò che rimanda meravigliosamente agli Smiths sono le trame di chitarre. Volendo azzardare, si può affermare che certi giri se la potrebbero giocare ai rigori con quelli di sua maestà Johnny Marr.

Basement Jaxx – Junto

Basement Jaxx – Junto

Dopo cinque anni tornano i Basement Jaxx dimostrando di essere ancora all’altezza dei fasti del passato, senza però riuscire a lasciarci la sensazione di avere ascoltato qualcosa in più di un ottimo esercizio di stile. L’impressione complessiva rimane un po’ troppo carnascialesca: tanti eccellenti groove dal tocco esotico, ma in generale un po’ fuori tempo massimo.

Chrome – Feel It Like A Scientist

Chrome – Feel It Like A Scientist

Synth pressanti, voci filtrate, riff trattati, slanci rumoristici, suoni spesso aspri, loop di basso e sperimentalismi assortiti. Prerogative che rendono il risultato finale saldamente incastonato in un’era dark-wave contaminata da certo garage rock Stoogesiano, ma senza disdegnare piccoli flirt con l’alt-pop. “Feel It Like A Scientist” è davvero un bel ritorno, di una band che ci era mancata, e che, nonostante qualche riempitivo – “Lipstick”, “Nymph Droid” -, realizza uno dei migliori lavori di quest’anno.

The Rust and The Fury – See The Colors Through The Rain

The Rust and The Fury – See The Colors Through The Rain

Gli arcobaleni sonori del secondo disco dei The Rust and The Fury spiazzano e convincono allo stesso tempo, confondendo un po’ chi si aspettava una semplice evoluzione del fortunato esordio: qui di colori se ne vedono tanti, tutti vividi e brillanti, senza che nessuno di loro abbia il sopravvento. A chi assomigliano i TRATF? La verità è che non è per niente facile rispondere a questa domanda, e forse già di per sé questo è un ottimo motivo per amarli

Shellac – Dude Incredible

Shellac – Dude Incredible

Nell’opera di Albini, bizzarro levriero d’origine torinese, da sempre, regna uno scontro atavico fra caos e controllo, fra imprevisto e reazione. Forze contrastanti che si sfidano sul campo. At Action Park.E la musica degli Shellac e’ tanto calcolata quanto libera. Questo disco ne è l’ennesima conferma. Menzione d’onore per l’insostituibile Todd Stanford Trainer alla batteria.