Sd Laika – That’s Harakiri
Sd Laika incide il suo tormento, tortura i suoi spettri e li costringe ad immolarsi. È insieme creatore, collezionista e reduce della musica ectoplasmica che infesta.
Sd Laika incide il suo tormento, tortura i suoi spettri e li costringe ad immolarsi. È insieme creatore, collezionista e reduce della musica ectoplasmica che infesta.
John vuole mischiare ogni elemento del proprio contesto, sia Disco-Punk, o Electro, non sentendosi mai del tutto al passo con il momento musicale. Ne risulta un messaggio importante, ovvero che: c’è sempre qualcosa d’importante da dire in musica indipendentemente dalla data di rilascio. E non ditegli mai che fa Nu-Disco, perché dopo avervi tirato un c-dj in testa, partirà con la storiella che lo ritrae come un Dj lontano dalle discoteche, un loser, un sensibile creatore di emozioni che non vuole essere incasellato, pena la morte.
Che sia New York la capitale della Noia?
Ok, sarà vero che di questo disco, forse, ci porteremo nel cuore la sola “Rapt”, con la sua aura così decadente, ma è anche vero che se il re del pop è morto, Lady O ha ancora tutte le carte in regola per diventare lei, un giorno, la regina.
La proposta musicale dei Goat, pur risultando ai più forse un po’ uguale a sé stessa, continua inesorabilmente a stregare anche tra le malie di Commune col suo mantra ipnotico e la sua litania rituale, con la sua energia primitiva e il suo voodoo groove pregno di quel verbo che sale direttamente dalle viscere dell’universo. Perché in fondo è dal Mondo che i suoni veicolano i messaggi più incisivi.
Il mondo è brutto e le persone sono tristi: ovvero, l’arte popolare al servizio della tristezza.
Le urla della piccola Leonie sono letteralmente disumane e sebbene oscillino fra harsh-vocals e growl, la nostra predilige un tipo di screaming che ti strappa letteralmente la pelle dalla carne. I furiosi blast-beat, accompagnati dalle chitarre vibranti e cacofoniche, prendono a calci in bocca dischi come Panzer Division Marduk o l’intera discografia degli Impaled Nazarene; la velocità e l’efficacia dei pezzi vince su quasi tutti i gruppi che siamo abituati ad ascoltare (qualità già rilevata negli Alpinist).
Per questo ‘Punish, Honey’ la press release parla di influenze ‘Glam’, e qui l’affermazione andrebbe decifrata. Sicuramente il discorso è ascrivibile alla forte apertura di Sebastian verso la condivisione delle proprie idee, del farsi influenzare ed influenzare, in primis da quei compagni di Etichetta come Forest Swords e How To Dress Well.
Pubblicato dalla Berlinese SSTARS e dotato di una cover serigrafata a cura di Luca Marinotti (Solomacello) – Edizione limitata a 144 copie numerate -, l’album si professa esponente del filone ‘Musica per drogarsi’, anche se immergendosi all’interno dell’opera, non è difficile afferrare qualcosa di ben più profondo.
C’è qualcosa di cinematografico, di streghe, di Tarantino. I tre minuti scarsi di Gravedweller sono perfetti, così come i due e mezzo di Behive Queen. Basta solo farci un’ora e mezzo di film sotto, così, come pretesto per valorizzarle al loro massimo.
Un’esperienza la cui profondità è direttamente proporzionale alla voglia dell’ascoltatore di coglierne le innumerevoli sfumature, anche nei brani che a primo impatto hanno un sound più classico (“I Got Sol”). Il filo conduttore dell’opera rimane la naturalezza con cui l’audacia della sperimentazione non ne compromette affatto la fruibilità e, anzi, è in grado di accattivare soprattutto chi prima dell’ascolto non ha idea di cosa aspettarsi.
In un percorso multidisciplinare che ci fa camminare tra personaggi quali Baudelaire, Cristo, Giotto e Peter Gabriel, arriviamo all’artificioso impianto paesaggistico dei Dry The River. Tutt’è vedere come quest’ultimi reggano il confronto.
Barragán non è sicuramente un album capace di entrare prepotentemente nell’inconscio sino ad arrivare a toccare le profondità più amene dell’ascoltatore, ma è indubbiamente un disco ben sedimentato da melodie ammalianti e atmosfere suggestive, articolato negli arrangiamenti ed elegante nella sua valenza compositiva. È come un’alchimia caduca difficile da afferrare ma sempre piacevole.
Vetrate e specchi celano ormai figure demoniache sempre più invadenti e presenti all’interno di una realtà ormai distorta. L’uomo – Come viene chiamata la figura oscura che perseguita la protagonista del film Ndr-, il demone, o più precisamente la morte stessa, si stanno impossessando di un’anima già condannata, ma ignara del proprio destino. Così David Thomas, come un moderno Caronte ci accompagna nel viaggio, attraverso dissonanze atonali, spoken word, suoni sinistri, con l’unica certezza che si nasce per morire. Forse un’allegoria.
Quattro movimenti istintivi e primordiali dal gusto acid analogico, dove l’hardware la fa da padrone sul plug-in. Una Techno Britannica, fresca, emergente, pronta per misurarsi con dj set brevi, intensi, in pieno ‘London Brutalist Dream Team Style’.
‘Bad Reputation’ è un pezzo di bravura che poche artiste possono permettersi nel panorama musicale odierno. Siamo di fronte ad un disco Indie Pop di altissimo livello, come si evince in pezzi come ‘No Sensitive Man’ e ‘Eat For Free’, fatto da una artista che sta mostrando una completezza davvero rara. La sua forza, racchiusa in un fisico da usignolo, in questi anni è stata sapere spiccare il volo dopo avere toccato il punto che aveva studiato.