Recensioni

Mike Cooper – White Shadows In The South Seas

Mike Cooper – White Shadows In The South Seas

Anche questa volta l’artista visual-musicale, nonché grandissimo collezionista di camicie Hawaiane, Mike Cooper, ci fornisce l’ennesima prova di essere non solo uno dei più grandi conoscitori della musica del pacifico, ma di aver capito come far aderire la stessa ad un concetto avanguardistico che punti a sottolinearne gli aspetti psichedelici più oscuri.

Sigur Rós – Kveikur

Sigur Rós – Kveikur

Dimenticatevi la bucolica estasi raggiunta con “Valtari”, album uscito solo un anno fa. Quel che regna nell’ultimo “Kveikur” è la distorsione, la cupezza, il ritmo e la batteria, i synth e la forza. E con forza Jonsi e soci ci invitano a fermarci ad un passo dall’estasi e ad aggrapparci alla realtà con i denti affilati dalla ruvidezza del loro nuovo lavoro, a distogliere gli occhi dal cielo per sporcarci le mani con la terra vulcanica d’Islanda.

Niagara – Otto

Niagara – Otto

E’ un disco che ha il coraggio e la personalità per distinguersi e farsi notare, cosa non scontata di questi tempi in Italia. Per queste ragioni limitarsi all’ascolto di Superbe può essere fuorviante, oltre a non rendere giustizia ad un’ opera dai contenuti variegati e dalle aspirazioni più alte rispetto a quelle tipicamente nu-rave (balliamo?).

La Femme – Psycho Tropical Berlin

La Femme – Psycho Tropical Berlin

La ‘Femme Fatale’ di Velvettiana memoria, come gioiello d’ellenica bellezza, affronta senza vesti la giungla d’asfalto ipnotizzata dalle stesse sostanze psicotrope che elargisce dalla propria anfora. In breve, la storia delle radici musicali autoctone mitteleuropee e dello stupro subito da parte di certa cultura a stelle e strisce verso metà dei sessanta.

The Dillinger Escape Plan – One Of Us Is The Killer

The Dillinger Escape Plan – One Of Us Is The Killer

One Of Us Is The Killer conserva al suo interno tutta l’intensità, gli attimi dal forte impatto qualitativo e le singolari ruvidezze stilistiche tipiche della band, compresa quella irruenza sonora mutevole e infettiva, altresì aggiungendovi trame ritmiche insolite, nuove e incisive. La furia dura e brutale e la violenza devastante si mescolano così a una più netta attitudine melodica asciutta, icastica e tagliente e al caos introspettivo e contenutistico.

Splashh – Comfort

Splashh – Comfort

Onomatopeici fin dalla ragione sociale, s’ingegnano perché tutto riconduca alla brezza marina, alla salsedine, all’acre sentore di crema solare: uniche ancore neurolinguistiche in grado, tra qualche mese, di ricondurre la mente in quei luoghi.

Perturbazione – Musica X

Perturbazione – Musica X

Questo pop edulcorato arriverà ad un pubblico più vasto, certo, ma dall’altro lato potrebbe incontrare lo sdegno degli amanti dei Perturbazione duri e puri. “X” come sinonimo d’imprevedibilità: il pop, d’altronde, procede insieme al tempo che abitiamo, e nel caso di Musica X dialogano fra loro così tanti mondi lontani da rendere compiuta la missione artistica dei Perturbazione.

Mombu – Niger

Mombu – Niger

Ne scaturisce questo “Niger”, meccanica ed aggressiva soluzione velenosa, che fonde tempi ed ossessioni del metal estremo con quella devozione esoterica unica religione per le tribù della foresta.

Deerhunter – Monomania

Deerhunter – Monomania

Le canzoni di Monomania appartengono a quell’universo di inventiva sporca, immediata e debordante, apparentemente incontenibile, superficialmente grezza e spoglia. Una cronica, quanto perseguita scientemente, mancanza del brano memorabile in favore di una congestionata memorabilia al neon.

Talib Kweli – Prisoner of Conscious

Talib Kweli – Prisoner of Conscious

Più che un ritorno artistico alle proprie radici (da questo punto di vista la strada da fare non sarebbe molta), il disco si configura come regressione da rapper a uomo, un passo che potrebbe rivelarsi azzardato in una scena in cui lo status è tutto, soprattutto quando si tratta di personaggi che hanno contribuito a creare la storia di un rap quasi completamente votato alla critica sociale

Jon Hopkins – Immunity

Jon Hopkins – Immunity

L’album scivola via lungo trame musicali pregne di distaccata e pacata perfezione formale adagiata su vortici di elettronica lucifuga mescolata a leggerezze di idm minimale, emozioni pianistiche, soffusa glitch ambientale e tenue techno caliginosa.

Mount Kimbie –  Cold Spring Fault Less Youth

Mount Kimbie – Cold Spring Fault Less Youth

Con un piglio elettronico del tutto rinnovato, a partire dall’uso più incisivo della voce e di alcune destrutturazioni vocali e melodiche dal taglio evanescente, i Mount Kimbie costruiscono derive sonore in evoluzione mutata rispetto al precedente e già interessante album del 2010, Crooks & Lovers.

Dva Damas – Nightshade

Dva Damas – Nightshade

Un viaggio nel maligno: atmosfere fumose da pellicola noir anni ’50 e controllata baldanza da motorik Teutonico, scorgono tra la foschia un malefico ghigno No-wave. Una valle intossicata, drogata da sinistre figure emerse dal quotidiano.