Roxy Music – Avalon

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:

Correva l’anno 1982, quando uscì “Avalon”, canto del cigno di quella gloriosa band che furono i Roxy Music, forse la band più raffinata che sia mai apparsa nell’intero panorama musicale mondiale. Una carriera decennale, iniziata nel 1972 con l’omonimo debut, capolavoro assoluto nel glam rock, e conclusasi con un altro capolavoro di raffinato, sofisticato e sensualissimo class rock.
Brian Ferry e Phil Manzanera non poterono scegliere modo migliore per chiudere l’avventura della band.
L’album parte con “More than this”, uno dei più noti hit della band, se non forse il più famoso in assoluto: «More than this – there is nothing», mai ritornello fu più azzeccato, quasi a significare che la band si congeda dal proprio, affezionatissimo pubblico tirando fuori quanto di meglio le sia possibile.
Segue poi “The space between”, un pezzo quasi ballabile giocato sull’ottimo giro di basso di Alan Spenner e dalla teatrale e intensa voce di Brian Ferry.
La title-track “Avalon” è una delle canzoni più soavi e seducenti mai state composte, in essa tutto è a dir poco perfetto, col gruppo coadiuvato da una delicatissima e leggiadra voce femminile, creando un’atmosfera assai armoniosa e patinata. Bellissimo e suggestivo anche il video tratta da questa canzone, imperniato su un gioco di seduzione fra Brian e la splendida, eterea protagonista.
È poi il momento di una breve strumentale “India”, evocante atmosfere lontane, quindi il romantico lento “While my heart is still beating”, cui segue “The main thing”, gradevole ma sicuramente non il miglior momento di quest’album. “Take a chance with me” riscatta subito questa lieve defaillance, una canzone semplice ma assai gradevole nella sua allegria quasi sbarazzina. “To turn you on” è al contrario un altro momento di calo, che viene anche stavolta prontamente ripreso alla grande con “True to life”, capolavoro assoluto di quest’album , forse il momento più espressivo di Brian Ferry nell’intero album. Chiude alla grande, e purtroppo per sempre, il sax di Andy Mackay con la strumentale “Tara”.
Mi sento di definire “Avalon” un album davvero sublime, perfetto nonostante quelle due piccole ‘sbavature’. I Roxy Music decisero di chiudere in bellezza la loro onorata carriera realizzando qualcosa di assai diverso dai precedenti – e comunque eccezionali – album. Ogni singolo membro tira fuori del suo meglio e troviamo un Brian Ferry decisamente sugli scudi, che anticipa molte delle scelte che seguiranno nei suoi più famosi album solisti degli anni ’80, gli acclamatissimi “Boys and Girls” e “Bete Noir” in cui darà nuovamente sfoggio della sua raffinatezza interpretativa.
Certo, è un peccato che i Roxy non abbiano proseguito la loro attività (a parte una poco apprezzata reunion nel 2002), sarebbe stato interessante vedere come avrebbero proseguito lungo questa strada, ma alla fine sono scelte artistiche che non si discutono. Un album consigliato a tutti gli amanti della bella musica e delle atmosfere raffinate e sensuali, è davvero un album che non mancherà di sedurvi. Grandissimi.