Gahan, David – Paper Monsters

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Attendevo con molto interesse il debutto solista di Dave Gahan, una delle mie voci preferite in assoluto, ed ecco finalmente il suo debut “Paper Monsters” nel mio stereo. Cosa mai ci avrà riservato il singer dei grandi Depeche Mode?
La risposta è qua a prova d’orecchio. Ma potrà mai aggiungere qualcosa all’onorata carriera del carismatico Dave? Adesso ci arriviamo, con calma. Vi dico subito che è un disco furbo questo, fin troppo furbo. Il sound non si discosta affatto da quanto già fatto dai Depeche Mode degli ultimi due album e spesso e volentieri si strizza l’occhio al rock alternativo ed anche al trip-hop dei guru Massive Attack… il tutto però in versione “semplificata”: non aspettatevi la ricchezza e le raffinatezze dei succitati gruppi. A farla da padrone qua è la voce di Dave, coadiuvato dall’ottima produzione di Ken Thomas (già collaboratore di Sigùr Ros, Current 93, IQ…).
Un album pop? Quasi.
Un album originale? Non direi proprio.
Un album brutto quindi? No, non direi neanche questo.
Un album ruffiano come pochi, questo sì. Alcune belle canzoni che ti entrano subito in testa e un Dave davvero in stato di grazia, come già ha dimostrato nell’ottimo “Exciter”. Il nostro eroe si avvale addirittura dell’artwork del grande Anton Corbijn, stretto collaboratore dei DM fin dai tempi di “101”. Tutto in quest’album sa di Depeche Mode.
“Dirty sticky floors” è già un singolo di ottimo successo, un pezzo accattivante e ruffiano come non se ne sentivano da tempo… da “It’s no good” per la precisione (1997). “Hold on”, “A Little piece” e “I need you” esprimono ottimamente quel che intendevo per incrocio fra DM e Massive Attack. “Livin’ for the bottle” ricorda sotto alcuni aspetti “The Dead of Night”, ma senza le atmosfere cupe di quest’ultima, a mio parere uno dei pezzi migliori di “Exciter”. “Stay” è poi un semplice ma intenso tocco romantico, il classico tipo di lento strappalacrime che nei DM viene solitamente cantato da Martin (che sia una rivincita di Dave?).
Capirete che mi trovo in difficoltà…
Questo progetto solista è assai valido e contiene delle canzoni davvero ottime, inutile negarlo. Il suo problema è la sensazione di deja-vù che incute nonostante tutto questo: alla fine si tratta di buoni pezzi che nulla aggiungono ad una carriera probabilmente insuperabile, questo bisogna ammetterlo. Eppure non mi sembra neanche giusto liquidarlo come un album meramente commerciale, di carne al fuoco qui ce n’è – e paradossalmente è proprio questo il mio dilemma!
In definitiva non posso che dirvi questo: se apprezzate i Depeche Mode e la voce di David Gahan, un’ascoltatina non posso che consigliarvela, anche alla luce del fatto che – purtroppo – chissà quando arriverà il nuovo album del gruppo. E in ogni caso, è bene ricordarlo, si tratta del debutto solista di un artista che nel corso degli anni ha saputo guadagnarsi la stima e l’affetto di un numerosissimo pubblico.
Con qualche riserva, ma mi sento di promuoverlo, anche se non entrerà negli annali… sarò comunque ben lieto se questa mia previsione sarà smentita.