Tindersticks – Waiting for the moon

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Signori che noia! Raramente mi sono imbattuto in un disco così scialbo e privo di mordente. Mi chiedo perché se un gruppo non ha più niente, o quasi, da dire continui a sfornare dischi così inutili per la causa umana. Questi signorotti inglesi avevano conquistato molti cuori intorno alla metà degli anni ’90 con il loro indie pop rock dalle atmosfere sensuali, con uno scuro romanticismo tipico del Leonard Cohen più ispirato e la bella voce di Stuart Staples. Ma il declino iniziato col precedente “Can our love” si fa pesante come un macigno su questo “Waiting for the moon”. Per carità: i Tindersticks non debbono passare per un gruppo di sprovveduti . Nossignore. I nostri la sanno ben lunga, sanno quali ingredienti utilizzare per mettere insieme un progetto discografico indie rock e se questo disco lo si ascolta con fare freddo e calcolatore scopriamo come ogni cosa sia perfettamente incastonata, come ogni elemento sia sapientemente sistemato in un puzzle sonoro che risulta essere in definitiva un’ imbarazzante dimostrazione di manierismo, stucchevole quanto un sorriso di circostanza. Chi ha amato alla follia episodi come “Curtains” o “Simple pleasure” sappia pertanto che i Tindersticks ripropongono la solita minestra, i soliti violini dal gusto retrò, il solito sax notturno, le ariose melodie che spingono verso una nostalgica eleganza ma in questo lavoro non vi è traccia minima di ispirazione, di passione, di sentimento. I nostri si sono ridotti ad eseguire il classico compitino arrivando per il rotto della cuffia ad una striminzita sufficenza solo per l’iniziale “Until the morning comes”, la piacevole ballata “Sweet memory” e la lunga e misteriosa “My oblivion”. Il resto è come già detto mero manierismo musicale. Deludenti.