David Sylvian & Robert Fripp – The First Day

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Fripp e Sylvian, ovvero la sperimentazione che si unisce all’eleganza, l’estro che incontra il sublime. A dire il vero i due avevano già unito le loro forze sul secondo disco solista dell’ex Japan, ma la loro collaborazione su questo “The first day” del 1993 si fa ufficiale e sotto gli occhi di tutti, dopochè entrambi si erano un po’ persi, sul finire degli anni ’80, tra progetti solisti non sempre perfettamente riusciti (Fripp) e collaborazioni con artisti della scena electro-ambient (Sylvian). Ad accompagnare i nostri ci sono personaggi del calibro di Trey Gunn (Gordian Knot, King Crimson) allo stick e Jerry Marotta (Peter Gabriel, Elvis Costello, Paul McCartney, Suzanne Vega, Tears for Fears, Tony Levin Band, e chi più ne ha più ne metta) alla batteria, quindi ecco come la faccenda assuma i connotati di un vero e proprio evento discografico di grande richiamo. Il disco è proprio come ve lo potete immaginare: un po’ King Crimson ultima maniera, un po’ Japan, un po’ David Sylvian, ma comunque risplende di una particolarissima luce che non sarà possibile riscontrare a pieno in nessuno degli altri progetti sia di Fripp che di Sylvian e che, di fatto, contribuisce a far risalire la reputazione artistica di entrambi. Si inizia con la frizzante “God’s monkey”, puntualmente riproposta in ogni concerto di David Sylvian, con un bel lavoro percussivo in primo piano, la chitarra di Fripp a graffiare come non mai, e un David Sylvian che dimostra di saper emozionare anche lontano dai suoi consueti lidi sonori. Puro crimson sound “Beat – era” su “Jean the birdman”, tra incroci chitarristici da vertigine, tempi dispari, stop and go e ogni diavoleria avantgarde – prog che si possa desiderare. Fa un certo effetto sentire Sylvian con la voce distorta nella successiva “Firepower”, dove i frippertronics disegnano inquietanti scenari su un tema basso/batteria che si ripete ossessivamente per tutti gli oltre dieci minuti di durata e che difficilmente uscirà dalla vostra mente. Ancora tanta sperimentazione tipica dell’estro di Fripp su “Brigthness falls”, in cui ancora una volta è comunque Sylvian a stupire per la sua impensabile versatilità vocale, e su “20th century dreaming”, quest’ultima caratterizzata da una spettacolare parte centrale, a metà strada tra tentazioni psichedeliche e solito crimson-sound, notevolemente impreziositi dagli immancabili interventi quasi sussurrati di David. I 17 pazzoidi minuti di “Darshan” vi porteranno tra le visioni elettroniche di Fripp e Sylvian, tra fantastici fraseggi chitarristici ad opera di entrambi, martellanti grooves ripetuti e tanta, tantissima voglia di sperimentare e ricercare una linea melodica che non arriverà mai. Chiude la celestiale “Bringing down the light”, firmata dal solo Fripp impegnato coi suoi frippertronics in clamorosi feedback dilatati da sogno.
Concludendo, “The first day” è un’opera da consigliare a chi è alla ricerca di un connubio sonoro particolare, sperimentale nelle forme ma gentile nei contenuti, coraggiosamente avanguardistico ma con più di un occhio di riguardo verso il gusto. Sono a conoscenza di una versione economica del disco che non violenterà eccessivamemente il vostro portafoglio, mentre per chi fosse interessato ad una testimonianza live di questo progetto, consiglio vivamente “Damage”, registrato dal vivo in quel di Londra nel dicembre ’93 ma pubblicato solo di recente, con la stessa line up del disco in studio ad eccezione del drummer Jerry Marotta, qui sostituito da Pat Mastellotto: in pratica i King Crimson con David Sylvian alla voce.