Satyricon – Volcano

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Dopo qualche mese che era uscito, sono finalmente riuscito a mettere le mani su “Volcano”, attesissimo come-back dei blacksters norvegesi Satyricon, gruppo che adoro, capace di sfornare capolavori del calibro di “Dark Medieval Times” e “Nemesis Divina”, due autentici capolavori del genere.
Perché ci ho messo tanto prima di ascoltare quest’album? Perché avevo un pessimo presentimento, ma non tanto per il passaggio del gruppo alla EMI, il mio era proprio un triste presagio… che purtroppo si è avverato.
Mediocrità e mancanza di originalità sono una gravissima pecca per un genere come il black, che tuttavia ha portato alla ribalta gruppi che hanno saputo superare i limiti del genere, creature bizzarre capaci di sfornare album assurdi (sì, Arcturus, Borknagar, Thorns, sempre i “soliti noti”…).
E Satyr e Frost cosa combinano? Mi sfornano un album che rispetto al precedente e controverso “Rebel Extravaganza” perde in ferocia, impatto, efficacia e pure originalità! “Volcano” è un album lento, pieno di mid-tempos, ma non è questo il punto… quanto il fatto che i nostri adoperano soluzioni già sentite in altri album! Quel che troviamo in “Volcano” lo hanno già fatto i Darkthrone a partire da “Total Death” in poi, il sound complessivo è fin troppo vicino ai Khold (guarda caso pupilli di Satyr) e gli pseudo-innesti industrial li si può benissimo ritrovare nel finora unico album dei Thorns… tutte band accasate sotto la Moonfog guarda caso.
Un industrial black metal così scialbo e insipido non me lo sarei mai aspettato dai Satyricon, l’unico pezzo che si salva è l’interessante “Fuel for Hatred”, originale connubio fra black metal e scan-rock, davvero un pezzo di notevole impatto… ma anche unico episodio interessante in quest’album.
Sia ben chiaro che non è la mancanza d’innovazione che biasimo, quanto la banalità, l’incapacità di coinvolgere che quest’album purtroppo mi trasmette.
Mi tocca stroncare uno dei miei gruppi preferiti nel genere, ma mi tocca…

PS: se proprio volete sentire qualcosa di interessante in ambito “black&affini”, Marduk (!) e Solefald sono stati capaci di sfornare due album assai notevoli, i primi con la loro usale ferocia ma una ritrovata ispirazione (sentire per credere!), e i secondi con il loro spregiudicato sperimentalismo.