Akron – Il Tempio di Ferro

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Un viaggio indietro nel tempo che ci conduce in un’epoca di sangue e misticismo, in cui valorosi guerrieri brandivano le proprie armi nel nome della Croce nell’intento di riconquistare il Santo Sepolcro: l’era delle Crociate, che nel XII secolo vide fra i propri protagonisti il leggendario ordine dei Cavalieri Templari, i grandi monaci guerrieri che s’insediarono presso il tempio di Salomone nella Gerusalemme liberata e furono sterminati da Filippo il Bello, re di Francia, con l’infamante accusa di eresia – ma in realtà col ben poco nobile scopo di impossessarsi delle innumerevoli ricchezze che costoro acquisirono nei quasi duecento anni d’esistenza dell’Ordine.
Gli Akron di Enio Nicolini si ripropongono di riscrivere la storia dell’Ordine Templare: via le tante voci spesso infondate, le infamanti le accuse di stregoneria ed immoralità, le presunte pratiche alchemiche…
“Il tempio di ferro” ci vuole narrare la storia di un ordine di Santi coraggiosi, capaci di sacrificare tutto nel nome della fede, dalla fondazione del Sacro Ordine all’infamante fine del 1314, il tutto lungo nove accattivanti brani caratterizzati da un forte taglio mistico ed atmosfere inquietanti, oltre al classico suono vintage cui ci ha piacevolmente abituati la Black Widow Records.
Prog anni ’70 in puro stile Goblin e Osanna, due gruppi cui la band si ispira dichiaratamente, frammisto a forti tinte doom: una colonna sonora forse un po’ insolita per cantare imprese di otto secoli or sono – chissà cosa avrebbero concepito gli Ataraxia ad esempio… – ma il risultato può dirsi perfettamente riuscito. La voce di Eugenio Mucci interpreta infatti con molto mestiere dei pezzi che a tratti paiono dei veri e propri salmi dark – o anche anatemi, come nel caso de “Il giudizio” – mentre le tastiere di Flavio Barraco intessono melodie mistiche e allo stesso tempo inquietanti assieme ai guest Antonio de Angelis (organo, pianoforte e spinetta) e Gabriele di Monte (fantastico il suo organo hammond!). E non è da dimenticare il sinistro basso di Enio “Akron” Nicolini, il mastermind di questo progetto.
Un concept davvero ben realizzato, nove brani perfetti che creano un percorso narrativo lineare e nel contempo interessante grazie ai tanti riferimenti storici, mondati tuttavia di tutte le leggende circolanti attorno ai Templari, e soprattutto scevro di qualsiasi possibile riferimento ideologico – meglio specificarlo a scanso di equivoci.
“Il tempio di ferro” è semplicemente un album che vuole trasportarci in un’epoca caratterizzata da sangue e morti nel nome della Croce, eppure così terribilmente affascinante e misteriosa. Un album che tuttavia mi sento di raccomandare solo a chi è già avvezzo a questo tipo di sonorità dark in stile seventies: un capolavoro li aspetta…
Spero in ogni caso di aver almeno incuriosito gli altri lettori, questo è un progetto davvero ottimo che merita il nostro supporto!