Muse – Absolution

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Con questo nuovo “Absolution”, i Muse chiudono il triangolo delle grandi firme alternative rock di questa stagione. Infatti dopo Coldplay e Radiohead gli unici a mancare all’appello erano loro, con un disco che si è fatto attendere più del dovuto, “neanche fossero delle belle donne” sdrammatizzava con celata amarezza un mio amico, e che ha lasciato che si alimentassero mille timori, a causa delle ultime non proprio esaltanti release del gruppo di Matthew Bellamy. Infatti dopo un ottimo disco d’esordio, come fu “Shobiz”, che li impose all’attenzione di una scena ammaliata dalla genialità dei Radiohead, i Muse non sono più riusciti a ripetersi su quei livelli. Pertanto ci pensa questo nuovo album a ricollocarli ai vertici del rock internazionale, poiché Absolution è il miglior disco che la band potesse pubblicare, ben al di là di qualsiasi aspettativa. Bastano le note introduttive della stupenda “Apocalypse please” per capire quanto sia migliorato il sound dei Muse. La sensazione claustrofobica che aleggiava in Origin of Simmetry è stata ridimensionata e collocata ragionevolmente nello spettro sonoro, ma quello che impressiona sono le idee, veramente fresche e magistralmente sviluppate nei contesti di un rock maturo ed affascinante. Un pianoforte battente, maliziosamente filtrato, fa da anticamera ad un sinistro scenario in cui si racconta la fine del mondo, tra chitarre impazzite e passaggi cupi su una batteria veramente energica. Fino a che un glaciale sintetizzatore sottolineato dalla cattiveria di chitarre ipnotiche all’unisono sembrano spazzar via qualsiasi residuo di speranza e positività. Chitarre taglienti e vigorose nell’incedere, basso – batteria precisi e pulsanti fanno da sfondo alla voce di Bellamy, che sebbene sia in forma smagliante e perfettamente adagiato tra le atmosfere dei disco, rappresenta ancora l’unico punto che qualcuno potrebbe contestare: infatti non si può non notare la sfacciata ripresa dello stile vocale di Thom Yorke, ma in genere molte delle canzoni del disco sembrano uscite da un “Ok Computer pt. 2”, e se riuscirete a perdonare la fin troppa stima che i Muse palesano nel loro sound verso i Radiohead non avrete problemi ad amare “Absolution”. Il disco è sospinto dal singolo “Time is running out”, scelta intelligente sia per strategie di promozione che per motivi squisitamente artistici. Il brano infatti non tradisce la qualità degli altri pezzi, si mantiene perfettamente in equilibrio tra gusto e accessibilità con la sua carica inizialmente ipnotica e successivamente così effervescente da farvi saltare dalla vostra poltrona. Ritmiche spezzate, voci distorte, sono solo tra i particolari che amerete riscoprire insieme ad una straordinaria capacità di arrangiamento che rende il tutto perfettamente incastonato. Non mancano episodi più romantici e rilassati, come la successiva “Sing for Absolution”, dove Bellamy ancora una volta si diverte a fare il Thom Yorke della situazione con le sue stralunate nenie. Ma il pezzo è comunque bellissimo e accattivante e risplende per i soliti e raffinatissimi arrangiamenti.” Absolution” prosegue la sua corsa tra le durezze quasi metal di “Stockolm Sindrome” e il fascino elettronico di “Falling away with you” e “Hysteria”, quest’ultime vicine però alle ultime cose dei Radiohead, fino all’incontro con un tesoro inestimabile intitolato “Butterflies and Hurrycane”: antitetica sin dal titolo, contrappone momenti di straordinaria dolcezza, ad altri di smagliante energia, chitarre massiccie ch eesplodono in incantevoli violini e spettrali pianoforti, spesso suonati su registri molto bassi. Lo pseudo punk di “The small print” ci introduce nella parte finale del disco, che presenta altre gemme come “Endlessly”, appoggiata su un discreto rumorismo elettronico costantemente al servizio del plot sonoro, in cui vengono accolte le bellissime linee vocali di Bellamy, su questo brano forse un po’ più personale che in altri episodi. Chiude la sottilissima “Ruled by Secrecy”, straordinaria prova di delicatezza musicale.
Se non fosse per la già citata dipendenza dal Radiohead sound, questo disco sarebbe obiettivamente un capolavoro assoluto. In ogni caso non è poi troppo lontano dall’esserlo. Dopotutto quel che importa è la musica, e in Absolution ce n’è in gran quantità e tutta di straordinaria fattura. Se poi siete tra coloro che hanno sempre desiderato che i Radiohead continuassero ad essere soprattutto una rock band, non posso dir altro che “Absolution” è il disco che vi rincuorerà …almeno in parte.