Guy, Buddy – Blues Singer

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Il viaggio a ritroso nel tempo di Buddy Guy era iniziato nel 2001 quando per incedere il suo “Sweet Tea” si era chiuso per mesi in una capanna (la stessa raffigurata sulla copertina del cd) nel cuore del delta del Mississippi. Il grande bluesman di Chicago aveva bisogno di ritrovare le radici della musica che da ormai oltre 40 anni lo accompagna. Il risultato fu ottimo, ne uscì un lavoro profondamente legato alla tradizione ma con un’anima selvaggia (sembrava quasi un disco di R.L Burnside) che dava nuova vita al suo interprete e la sua fu “strat” protagonista assoluta di quello splendido lavoro. Ora Buddy Guy si è prefisso di andare ancora più dentro la tradizione proponendo un album interamente acustico. Non è la prima volta che il nostro abbandona la chitarra elettrica, era gia successo nel 91 quando accompagnata dal fido Junior Weels diede alla stampe “Alone & Acoustic”. Per molti si trattò di un mezzo passo falso per altri (compreso il sottoscritto) di un grande disco di blues acustico. Purtroppo però non posso dire la stessa cosa di questo “Blues Singer”. Buddy decide di dedicare l’album al grande John Lee Hooker interpretando una serie di vecchi classici immortali accompagnato nella maggior parte dei casi solo dalla chitarra ( in qualche song è presenta anche una piccola sezione ritmica) . Il problema di questo album, a mio avviso, sta nel fatto che la chitarra si sente davvero troppo poco. Nulla a che vedere con le sfuriate acustiche di personaggi come Robert Johnson, Charlie Patton, Skip James e tutti i grandi maestri del Delta blues. Questo è un disco tranquillo, fin troppo, e pacato che alla fine stanca. Non troviamo traccia delle evoluzioni chitarristiche a cui in tanti anni Buddy ci ha abituati. La cosa che più mi rammarica è che Guy offre una prova vocale di prim’ordine facendo così aumentare i rimpianti: prendiamo ad esempio”Moanin’ & Groanin’”. Sembra più una canzone da jazz club edulcorato che da un polveroso juke point del Mississippi. Altre canzoni come “Lousie Mc Ghee” ad esempio sono davvero troppo monocordi e si fa fatica ad arrivare alla fine. Difficile spiegare il perché di questo visto che in “Crawling Kingsnake” Buddy ha l’unica impennata del disco offrendo una prova davvero ottima. Anche l’ultima traccia “Lonesome Blues” che vede come ospiti BB King e Eric Clapton (entrambi all’acustica) passa via inosservata. In alcuni brani ad esempio il volume stesso della chitarra è tenuto troppo basso per cui anche quando Buddy cerca di osare un po’ si fatica a percepirlo, ascoltate “Black cat Blues” e capirete cosa intendo dire, la voce è forte potente espressiva mentre la chitarra è appena accennata dando così un senso di monotonia a tutta la canzone. Questo è grosso modo il difetto di tutti i brani di “Blues Singer” un disco che suona più come una occasione mancata. Peccato